Reportage dell’incontro delle Cooperative con Coripet del 25-26 settembre 2025 – DENTIS Recycling Italy (CN)
Che fine fa davvero la bottiglietta d’acqua che buttiamo nell’eco-compattatore fuori dal supermercato?
È stata questa la domanda che ha spinto INRES ad organizzare, il 25 e 26 settembre 2025, una visita guidata all’interno di uno degli impianti italiani specializzati nel riciclo delle bottiglie in PET post consumo, consorziato con Coripet. Un’occasione preziosa per i referenti degli uffici ambiente delle grandi cooperative, che hanno potuto vedere da vicino un processo di riciclo tanto quotidiano nell’immaginario quanto complesso nella realtà.
Il passato: un mare di plastica, ma difficile da gestire
Appena si entra nell’impianto, la prima cosa che colpisce è il volume: montagne di plastica pressata, balle di bottiglie schiacciate, un fiume continuo di materiale che procede verso le linee di selezione.
Il proprietario dell’impianto lo dice senza giri di parole:
“La raccolta differenziata cittadina del multimateriale (tipo quella che deriva dal porta a porta dei comuni) ci ha garantito nel tempo grandi quantitativi di plastiche, ma il materiale che si riceve è molto più contaminato di quanto si pensi.”

Per questo motivo, il materiale così raccolto, prima di entrare nell’impianto di riciclo deve subire trattamenti di selezione dalle frazioni estranee (altri tipi di plastiche che non sono bottiglie per alimenti), di lavaggio, di separazione per tipologia di polimero; tutto questo con un costo energetico importante e con risultati non ottimali.
Il salto di qualità: la nascita del “bottle to bottle”
Per risolvere il problema alla radice, da circa tre anni è stato avviato un modello più efficiente: il bottle to bottle.
In pratica, anziché far compiere al PET una lunga serie di fasi di pulizia e trattamento, si raccoglie direttamente la materia “giusta” – cioè bottiglie da bevande – per trasformarle di nuovo in… bottiglie da bevande.
Una filiera corta, controllata e soprattutto più sostenibile, che riduce gli scarti e migliora la qualità del riciclato.

L’Europa spinge: più plastica riciclata nelle nuove bottiglie
Se tutto questo sforzo tecnologico esiste, non è solo per una questione ambientale.
Le normative europee impongono obiettivi sempre più ambiziosi: nelle bottiglie di plastica deve esserci una quota crescente di materiale riciclato, percentuali fissate per legge e destinate ad aumentare negli anni.
Il risultato è che la materia riciclata non è più un “optional ecologico”, ma un tassello indispensabile per rispondere alle richieste del mercato e alle regolamentazioni europee. Per questo è fondamentale raccogliere PET dopo l’uso e rimetterlo in circolo come nuova materia.
Quando la filiera si chiude aumenta il valore
C’è un concetto che il gestore dell’impianto ha ribadito con forza:
più la filiera è chiusa, più il materiale diventa prezioso.

Un PET riciclato di qualità—che può tornare a essere una bottiglia—ha un valore economico importante, oltre che ambientale. E oggi le sue caratteristiche tecniche sono talmente avanzate da competere, in molti casi, con quelle del PET vergine.
È un paradosso virtuoso: ciò che consideriamo “rifiuto” può diventare la risorsa più ricercata

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