mercoledì , Aprile 15 2026

La pace è Cooperativa

Daniela Mori, Presidente del Consiglio di Sorveglianza di Unicoop Firenze.

Condividiamo con tutte le lavoratrici e i lavoratori l’editoriale apparso nel numero di aprile dell’Informatore, nell’ambito della rubrica “Messaggio in bottiglia”. Il tema che la Presidente del Consiglio di Sorveglianza, Daniela Mori, condivide con tutti i nostri Soci, è quello della guerra. Le riflessioni che la nostra Presidente fa, danno il senso di cosa significhi per la nostra impresa svolgere un ruolo nello sviluppo di una cultura di pace.

“Non dovrebbe esserci bisogno di visitare un ospedale nelle zone di guerra o poco distante per essere contro. E neppure di vedere un bambino mutilato per capire la sofferenza che anche una sola bomba può causare.

Invece, la marea di immagini trasmesse dagli schermi televisivi, ormai senza censura dall’inizio della guerra in Ucraina, passando per Gaza fino al recente attacco contro l’Iran, che siano di palazzi distrutti o di colonne di fumo nero che si alzano verso il cielo o di gente che piange un caro rimasto ucciso, ci ha anestetizzato. Nulla più ci ferisce, nulla più ci commuove. La crudezza della realtà raccontata dai mezzi di informazione risulta persino meno efficace di un film nello smuovere una reazione emotiva, mentre un film qualche lacrima potrebbe anche strapparla.
Quando poi tocchi con mano la realtà della guerra, è tutta un’altra cosa. Alla metà di febbraio, con i presidenti delle altre cooperative e di Coop Italia, ho visitato l’ospedale di Medici Senza Frontiere ad Amman, in Giordania. All’organizzazione non governativa abbiamo donato 643.000 euro, frutto della campagna CoopforGaza lanciata nel luglio 2025.

Oltre al contributo delle nostre imprese, hanno risposto all’appello anche tanti cittadini. Questi soldi sono serviti per farmaci, attrezzature, protesi, per garantire la sussistenza di medici, infermieri e addetti di Medici Senza Frontiere, che hanno messo a disposizione le loro competenze per salvare vite umane. Prima a Gaza e poi, da quando il governo di Netanyahu ha sospeso la licenza per operare nella Striscia, soprattutto nel presidio specializzato in chirurgia ricostruttiva di Amman.

Fra gli ospiti dell’ospedale ci sono anche Abdallah, 15 anni, che a Gaza ha perso un braccio per un attacco israeliano, e Ward, 6 anni, unica sopravvissuta a un missile che ha provocato la distruzione della sua intera famiglia. In questa struttura, nata una ventina di anni fa, i feriti non vengono solo curati nell’immediato, ma anche aiutati a riprendere in mano le loro vite: alcuni pazienti restano a lungo, oppure ritornano, perché i loro bisogni non sono solo di carattere sanitario, ma anche psicologico e sociale. E infatti il clima che si respira in questo luogo non è di sola sofferenza, ma anche di speranza e persino di gioia, quando i bambini fanno festa o giocano a pallone con una gamba sola, aiutati da stampelle.
E anche nel destino di chi soffre ci sono disparità: le persone che vengono da Gaza, diversamente dagli altri pazienti curati nell’ospedale di Medici Senza Frontiere ad Amman ma provenienti da altre guerre, non hanno più un luogo dove tornare. “Chi loda la guerra non l’ha vista in faccia”, scriveva Erasmo da Rotterdam. Vederla riflessa sulle facce di bambini, ragazzi e adulti basta per dire “Basta!” e per spingere la nostra Cooperativa a impegnarsi anche in futuro per aiutare chi ne è vittima”.

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