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Bilancio 2025: Unicoop Firenze ha chiuso l’anno con un risultato in positivo

In un contesto di forte instabilità, la Cooperativa chiude l’anno con il segno più

Nel 2025 l’Istat ha registrato un aumento dei prezzi al consumo dell’1,5%, mentre l’inflazione alimentare è cresciuta del 2,8% e del 16% quella energetica. In questo quadro di incertezza permanente, Unicoop Firenze ha chiuso il bilancio in positivo, nonostante il carovita stia cambiando i consumi, come spiega Marcello Giachi, Presidente del Consiglio di gestione di Unicoop Firenze: «Dal nostro osservatorio il 2025 è l’anno degli acquisti ragionati: il carrello si riorganizza intorno a ciò che è percepito come essenziale. Si rafforzano le scelte di convenienza e la ricerca di un miglior rapporto qualità-prezzo, con attenzione a promozioni e sconti, ma anche alla convenienza quotidiana».

Qual è l’andamento dei consumi nel 2025?

Il commercio alimentare ha chiuso l’anno con una perdita dei volumi di vendita (-0,8%) a livello nazionale. Nello stesso periodo le vendite di Unicoop Firenze sono invece cresciute, a riprova che la politica della cooperativa è stata premiata dai Soci e dai clienti non Soci. Un attestato di fiducia, rafforzato dal fatto che il 91% degli acquisti risulta fatto da Soci.

In che modo la Cooperativa ha difeso il potere d’acquisto dei Soci?

Nel 2025 gli sconti e i punti spesa hanno raggiunto un totale di 162 milioni di euro, grazie alle tante iniziative commerciali destinate esclusivamente ai soci, come ad esempio la campagna dell’olio, i prodotti in esclusiva, i buoni spesa da 5 euro, lo sconto del 10% su una spesa di dicembre. Mediamente ciascun socio ha usufruito di uno sconto esclusivo pro-capite di 113 euro. Nel frattempo i soci sono cresciuti: a fine anno erano 1.191.459 mila, con un aumento di 64mila persone (+5,7%), grazie anche all’acquisizione dei 16 punti vendita nei territori fra Lucca, Livorno e Massa Carrara. Anche questo per noi è un segnale molto positivo, perché significa che la Cooperativa continua a essere un riferimento per i consumatori in Toscana.

Quali sono le ricadute sull’economia toscana?

Secondo le stime dell’Irpet (Istituto regionale per la programmazione economica della Toscana, ndr), il contributo della cooperativa all’economia regionale è di 1,2 miliardi di euro, pari all’1% del Pil regionale, con un indotto diretto e indiretto di circa 14mila lavoratori e una rete di oltre 800 fornitori toscani.

Cosa aspettarsi dal prossimo futuro?

Il 2026 si è aperto bene, con un andamento positivo e vendite in crescita nei primi due mesi. Lo scoppio della guerra in Iran ha cambiato però l’orizzonte e aperto la strada alla grave crisi energetica legata alla chiusura dello stretto di Hormuz. Se in una primissima fase i rincari potevano avere una componente speculativa, oggi il conflitto inizia ad avere i primi effetti negativi sull’offerta di energia e delle materie prime: poiché il petrolio è il motore di trasporti e agricoltura, l’ombra dei rincari si proietta su tutta la filiera produttiva e sui prezzi. Stiamo cercando di contenere gli aumenti e mitigare la ricaduta sui consumatori, ma questo è un onere che non può essere lasciato solo alle imprese della grande distribuzione.

In un presente così complesso, intendiamo conservare la fiducia dei consumatori incardinando l’azione sui nostri valori, mantenendo saldo l’obiettivo della massima convenienza, facendo leva sui nostri punti forti, come il prodotto a marchio, che coniuga qualità e convenienza.

Il 2026 sarà comunque un anno di sfide positive: come la valorizzazione dei 16 punti vendita della costa e l’integrazione commerciale dei 30 negozi di Terre di Mezzo, nelle province di Siena e Arezzo, entro l’inizio del 2027.

 

Tratto da l’Informatore di maggio

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