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Stefano Mancuso, Daniela Mori: Fare insieme, con la natura, storia di un bosco che diventa comunità

Il Bosco di Montopoli in Val d’Arno, realizzato da Unicoop Firenze nel 2022 su un’area precedentemente occupata da un allevamento intensivo, rappresenta il punto di incontro fra mondo scientifico, impresa e comunità.

Da questo dialogo è nato il libro “Fare insieme, con la natura”, a cura della giornalista Cristina Nadotti edito da Laterza, da maggio in vendita nelle librerie e nei punti vendita Unicoop Firenze: un faccia a faccia fra lo scienziato Stefano Mancuso – che ha progettato il bosco – e Daniela Mori, presidente del Consiglio di sorveglianza di Unicoop Firenze, che ha dato gambe a un’idea, con un investimento di 2,2 milioni di Euro e una raccolta fondi popolare.

Fare insieme

Gli alberi, come gli uomini, hanno bisogno di cooperare per sopravvivere e, oggi più che mai, sembra importante ribadirlo, come spiega Daniela Mori in apertura del libro: “Le cooperative nascono da una spinta popolare: il fine implicito consisteva nel collaborare: fare insieme perché così si è più capaci di rispondere ai bisogni. In questa visione il primato non è dell’individuo, ma delle persone che agiscono insieme”.
Un principio che la natura applica meglio degli uomini, sempre più spinti verso un individualismo egoistico, spiega Stefano Mancuso in diversi passaggi del libro: “La cooperazione è essenziale per la vita in generale e questo lo dimostrano le mie amate piante: le organizzazioni vegetali sono sistemi cooperativi, poiché sono distribuite, orizzontali, senza una gerarchia”. Infatti, come aggiunge Mancuso, «se si taglia un albero e si lascia un ceppo in un bosco, quel ceppo non muore e gli alberi vicino gli forniscono tutto quello di cui ha necessità per sopravvivere». Per sempre.

Fiducia e responsabilità

Di capitolo in capitolo, in un parallelismo continuo fra natura e società Mancuso e Mori dialogano di fiducia – una medaglia a due facce che porta vantaggio e impegno -, di comunità come motore di sopravvivenza della specie, di responsabilità sociale che per una cooperativa, sotto gli occhi dei soci che vigilano, “consiste in un impegno attivo a creare valore, sia per l’impresa che per la società e l’ambiente”, come spiega Daniela Mori. Responsabilità è un impegno che rimanda al concetto di comunità: “Non si può avere responsabilità sociale e lavorare per i beni comuni se non si agisce per stimolare la partecipazione dal basso e per questo – dichiara Mori – abbiamo attivato anche un crowdfunding, perché ognuno sentisse questo bosco un po’ come suo”. E poi ancora, il dialogo tra i due intervistati continua sfiorando temi come impresa e profitto, scienza e ricerca: mondi che devono dialogare perché secondo Mancuso, investire in ricerca “è il motore del progresso in qualunque società, con ricadute economiche, sociali, etiche e morali”.

Il bosco

Oggi Montopoli è un bosco di tutti e per tutti.

Dal cemento a un’oasi verde: su 6 ettari di terreno, a Montopoli sono stati piantati 3000 nuovi alberi che, secondo le stime, in 10 anni potranno assorbire 170 tonnellate di CO2 e una mole consistente di altri inquinanti (polveri fini, ossido di azoto, ecc), mentre, a 20 anni, il “risparmio” di CO2 sarà di 600 tonnellate e a 30 anni di 1400 tonnellate. Nell’esperienza dei visitatori, il bosco è un esperimento in campo aperto dove toccare con mano il tema della sostenibilità e riflettere sulle azioni positive che l’uomo può attuare rispetto alla crisi climatica. Piantare alberi è un’azione semplice ed efficace e il bosco di Montopoli ne dà prova: il sistema di monitoraggio e mappatura installato nel bosco permette di valutare l’evoluzione del verde e quantificare i benefici che questo apporta all’ambiente circostante.

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