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Una riflessione sull’agricoltura di domani con il nostro evento Coop-G20. Coltivare il futuro

Si sono chiusi con l’approvazione della Carta della sostenibilità dei sistemi alimentari di Firenze i lavori del G20 Agricoltura che ha avuto luogo in Toscana. Il documento è composto da cinque pagine e ventuno punti per definire le direttrici di azioni sul fronte dell’agricoltura e dell’alimentazione da parte delle grandi economie mondiali

In occasione di tale manifestazione, la Cooperativa ha organizzato un evento propedeutico per ribadire alcuni dei principi su cui poggia il proprio modo di rapportarsi con il mondo agricolo. Ad aprire il confronto, moderato dal professor Carlo Alberto Pratesi (Università Roma Tre), i saluti del Presidente della Regione, Eugenio Giani, e del Sindaco di Firenze, Dario Nardella.

“In una prospettiva di sviluppo sostenibile e di finanziamenti legati a economie circolari, l’agricoltura diventa fortemente attrattiva. Permette, fra l’altro, di contrastare lo spopolamento delle aree interne e di valorizzare una Toscana diffusa. Speriamo che la nostra regione diventi punto di riferimento nell’idea di una società futura che metta l’agricoltura al centro” ha affermato Eugenio Giani.

L’incontro poi è proseguito con un confronto sul tema tra Marco Pedroni, presidente di Coop Italia e Ancc-Coop, e Daniela Mori, Presidente del Consiglio di Sorveglianza di Unicoop Firenze.

“Solo attraverso filiere tracciate, trasparenti, rispettose delle persone e del pianeta – ha detto Marco Pedroni – possiamo ipotizzare un futuro sostenibile”.

Daniela Mori si è soffermata sul concetto di territorio: “Siamo una Cooperativa di consumatori, che mette al centro i Soci e il territorio. Fra i nostri fornitori, quelli toscani sono, in percentuale, il doppio rispetto alle altre realtà della grande distribuzione. Questo perché prodotto toscano garantito Coop.fi per noi è sinonimo di qualità, sicurezza, sostegno ai produttori locali del territorio, attenzione alle esigenze di chi fa la spesa da noi”.

Sono stati molti i punti di attenzione che hanno rimarcato i due presidenti come la giusta remunerazione del lavoro in tutta la filiera, l’importanza di favorire l’accesso dei consumatori meno abbienti a certi prodotti, il bisogno di educare il mercato verso consumi più sostenibili e la necessità di una collaborazione tra agricoltori e lungo tutta la filiera.

Gli approcci al tema sono stati molteplici, anche grazie alla presenza di due ospiti internazionali del valore di Marcela Villarreal, Direttrice della Divisione Partnership dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura (FAO), e Morgan Ody, attiva nella Confederazione Paysanne, un’organizzazione di agricoltori francesi che appartiene a La Via Campesina (LVC).

Marcela Villarreal ha posto l’accento sui disequilibri, accentuati dalla pandemia, fra una produzione mondiale di cibo in grado di alimentare tutti e gli 800 milioni di persone che ancora oggi soffrono la fame: “Il Covid è stato uno shock anche in ambito agricolo aggiungendosi ad altre emergenze come la siccità, le alluvioni o l’accaparramento dei terreni. Contro questi fenomeni è molto utile il modello associativo e cooperativo, che permette ai piccoli agricoltori di unire le forze”.

Morgan Ody, che coltiva ortaggi in una piccola fattoria in Bretagna, ha ribadito il ruolo delle piccole produzioni locali per assicurare il nutrimento delle persone e ha posto l’accento sulla necessità di una produzione in armonia con la natura e di un’equa condivisione delle risorse e dei ricavi, difendendo l’innovazione popolare e contadina e la ricerca partecipata anche in agricoltura.

Ha concluso i lavori Marcello di Paola, docente e ricercatore all’Università Luiss di Roma e alla Loyola di Chicago: “Non sarà soltanto la quantità del cibo prodotto il problema della sostenibilità ma anche la qualità di cosa mangiamo e mangeranno gli abitanti del pianeta. Il cambiamento climatico non è solo un problema ambientale, come è stato generalmente presentato in passato, ma è anche economico e sociale. La mancanza di acqua dolce, l’innalzamento dei mari, e la riduzione delle risorse alimentari, come della biodiversità, renderanno ancora più profonde le disuguaglianze, sia fra piccole e grandi imprese produttrici di cibo, sia fra le persone. Servono sinergie fra stati e imprese, per favorire il cambiamento e raddrizzare quegli elementi che si sono rivelati insostenibili e che non riusciranno a superare il test del tempo”.

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