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“Neanche un imballaggio in discarica”

Il Reparto Pescheria continua il progetto per ridurre al minimo il suo impatto ambientale

In un precedente numero del Myunicoop vi avevamo parlato dell’importante progetto, iniziato a maggio del 2017, che affrontava il problema delle casse in polistirolo del Reparto Pescheria. Il 60% in volume del totale dei rifiuti indifferenziati di Unicoop Firenze era rappresentato dagli 810.000 imballaggi in polistirolo di tale Reparto.

L’imballaggio ittico non veniva riciclato per diversi motivi, come ad esempio la contaminazione da residui organici del pesce, una percezione olfattiva di difficile rimozione e una costosa movimentazione per recuperare bassi quantitativi di materiale. La soluzione trovata, insieme alla Cooperativa CPR System, furono delle cassette di materiale plastico riutilizzabili a circuito chiuso.

Il grafico qui sotto ci mostra nello specifico come funziona ancora oggi tale progetto.

 

I fornitori toscani furono i primi coinvolti nell’iniziativa, mentre per quanto riguardava i fornitori esteri restava il problema del riciclo del polistirolo. Il pesce infatti ha un alto valore unitario, ma i volumi non sono come quelli dell’ortofrutta. Per questo motivo c’è meno interesse a risolvere questo problema da parte dei fornitori europei.

Questo processo iniziato qualche anno fa potrebbe avere risvolti ancora più positivi grazie a un nuovo progetto attualmente in fase di test nei punti vendita dell’area pisana. Abbiamo incontrato nuovamente Carlo Calusi, Business Manager Carni e Pescheria e Nicola Fredducci, Assistente Energia e Risorse Ambientali, per farci raccontare la situazione attuale della lotta al polistirolo del Reparto Pescheria.

GLI IMBALLAGGI IN PLASTICA E LA COLLABORAZIONE CON CPR SYSTEM

“Il progetto con CPR System sta andando avanti con successo, lo scorso anno siamo arrivati a utilizzare oltre 240.000 casse in plastica, che rappresentano circa il 30% del totale. L’obiettivo è quello di arrivare a 300.000 casse nel 2019, che rappresenterebbero circa il 40% delle casse utilizzate dal Reparto Pescheria” afferma Carlo Calusi. “Fin da subito ho avuto l’impressione che questo progetto si potesse diffondere velocemente anche a livello nazionale, visto l’incredibile impatto positivo che questa iniziativa può avere a livello ambientale”.

Per farci raccontare lo stato dell’operazione a livello nazionale, abbiamo raggiunto telefonicamente Lorenzo Soriani di CPR System. “Stiamo effettuando dei test per quanto riguarda la salvaguardia del prodotto anche tra fornitori e punti vendita lontani tra loro a livello nazionale” ci ha detto. “L’idea di Coop Italia sarebbe quella di estendere il progetto anche alle altre Cooperative. Il problema principale sono le diversità tra una Cooperativa e l’altra, ad esempio le stesse cassette non hanno sempre le stesse misure”.

Per quanto riguarda la qualità Calusi sottolinea: “Non è stata ricevuta nessuna lamentela su questa tematica, anzi abbiamo trasformato quella che poteva essere una criticità di tenuta in un miglioramento. Adesso il pesce sta a contatto ancora di più con il ghiaccio. Possiamo dire che questo progetto ci ha costretti a lavorare meglio. Basti pensare che siamo partiti in una delle estati più calde e non sono stati riscontrati problemi”.

LE RESTANTI CASSETTE IN POLISTIROLO

“Con gli imballaggi in plastica eravamo coscienti che avremmo risolto fin da subito una parte del problema nella maniera più brillante, in fondo il miglior modo per non inquinare è non fare rifiuti” osserva Nicola Fredducci. “Allo stesso tempo però abbiamo continuato a lavorare sottotraccia per risolvere anche il problema delle restanti cassette; così abbiamo trovato una società danese, che nonostante i grossi costi che comporta il dover riciclare il polistirolo, è interessata all’acquisto di questo materiale per farlo diventare plastica vergine. Il nostro polistirolo potrà così essere riutilizzato per la realizzazione di molti degli strumenti della vita quotidiana che ci circondano”.

“A Bruxelles ho visto questa società danese che presentava un macchinario in grado di togliere l’aria dal polistirolo espanso e trasformarlo in plastica vergine. Ho subito pensato potesse fare al caso nostro e infatti si sono immediatamente dimostrati interessati al nostro progetto” ricorda Calusi.

Attualmente il progetto è in fase di test nell’area pisana: i punti vendita coinvolti non stanno conferendo neanche una cassa in discarica. Abbiamo addirittura dimezzato l’impatto generale in discarica o in termovalorizzatore di un nostro superstore” afferma Fredducci.

IL TRASPORTO DEL POLISTIROLO IN DANIMARCA

“A oggi, la soluzione che abbiamo ritenuto più idonea è raccogliere gli imballaggi e conferirli in un unico punto di raccolta, ovvero un impianto esterno di trattamento rifiuti, in grado di compattare le cassette per diminuirne il volume e facilitarne così le spedizioni transfrontaliere, rendendo sostenibile il trasporto in Danimarca” spiega Fredducci.

“È chiaro, non c’è niente di più facile di usare delle cassette in polistirolo e poi buttarle senza porsi il problema. Ma andrebbe contro tutto ciò in cui crediamo” – conclude Calusi – “Considerate le 810.000 cassette che annualmente si utilizzano nel Reparto Pescheria, stiamo parlando potenzialmente di 240 tonnellate di polistirolo che non diventerebbero rifiuto grazie a questi progetti. Se non è una dimostrazione concreta questa…”.

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