mercoledì , Aprile 15 2026

Maurizio Bartali il nostro collega ci racconta la sua emozionante storia in Cooperativa

Ci sono parole che raccontano molto più di ciò che dicono.

Quando una persona parla del lavoro che ha appena lasciato per la pensione, il tono della voce cambia, si fa più lento, più denso di significato. Non è solo un elenco di ricordi o di traguardi raggiunti: è il racconto di una parte di sé, di anni vissuti con dedizione, responsabilità e passione.

Nelle sue frasi si percepisce l’attaccamento autentico a un mestiere che non è stato soltanto un impiego, ma un luogo di crescita, di relazioni, di sfide quotidiane affrontate con impegno. E mentre le parole scorrono, sono gli occhi a parlare ancora più chiaramente: uno sguardo che si illumina ripensando ai colleghi, ai clienti, agli obiettivi condivisi; uno sguardo che custodisce la fatica, ma soprattutto il calore sincero di chi sa di aver dato tutto.

È in quell’intreccio tra voce ed emozione che si coglie il vero significato di una carriera: non solo il tempo trascorso, ma il valore umano costruito giorno dopo giorno.

Questo quello che ci ha trasmesso Maurizio durante la nostra “chiacchierata” che non ha potuto, in pochi minuti, racchiudere tutta la sua “vita” in Cooperativa, ma che sicuramente ne ha estratto l’essenza.

Da dove è “iniziata” per te la Cooperativa?

Il 16 ottobre 1983 è iniziata questa avventura.

Il mio primo negozio, Empoli via della Repubblica, come cassiere. Era un negozio che dava tante possibilità di sviluppo, eravamo tanti giovani che entravano, come me, e che trovavano in quel punto di vendita molti dei “già” colleghi che ti passavano il mestiere senza risparmiarsi. Questo lo si faceva da quando uno entrava “nuovo di Cooperativa” ma allo stesso modo, con la stessa attenzione anche quando ci si spingeva verso ruoli diversi, di maggior responsabilità all’interno del negozio.

C’era la passione di trasmettere l’esperienza e nel negozio di Empoli via della Repubblica lo si faceva in modo particolare.

Anche io sono cresciuto dentro quel negozio, da cassiere a rifornire gli scaffali, fino allo scarico e trasmissione ordini preparando la merce per chi la riforniva; questa era l’organizzazione del momento!
In questo modo ho approfondito la conoscenza delle varie merceologie del reparto generi vari, non alimentari, per quello che poteva essere il non alimentari in un negozio come quello, e ortofrutta.
Il mio passo successivo fu quello di accettare la proposta di fare il coordinatore box e casse.

 

L’ipermercato di Montecatini

L’apertura del primo Ipermercato di Unicoop Firenze, fu un evento che coinvolse, oltre che a me anche altri colleghi che confluirono a Montecatini da molti negozi.
Da Empoli Repubblica partimmo in 4 e, ogni giorno, andavamo a lavorare in quel negozio grandissimo, forse mai visto in Toscana, fino a quel momento.
Un periodo intenso, che ci regalò un’enorme soddisfazione.

 

Il mio primo negozio come Direttore

Dopo un periodo da Capo Reparto dei Generi Vari arrivò la richiesta di rivestire il ruolo di Direttore.
Tutte queste proposte non seguivano in percorso strutturato di formazione, come adesso, ma si portavano avanti affiancando un collega che già svolgeva il ruolo e si imparava nel guardare, nel prendere suggerimenti, consigli una trasmissione di esperienza sul campo.

Da questo momento in poi la Cooperativa, si è sempre più organizzata, e ha iniziato a mettere in campo corsi di formazione ai quali io ho partecipato, supportando i percorsi di crescita.
All’epoca c’erano dei negozi specifici in cui si iniziava la carriera di Direttore e nella zona empolese era Empoli via Ridolfi.

A me viene fatta una proposta diversa: il punto vendita di Certaldo in via Monteverdi.
Dopo una settimana con il Direttore che lasciava è iniziata la mia avventura.

Il Responsabile d’Area era Fedeli Loreno, lui mi è stato molto vicino conoscendo il negozio, ed è stato il mio supporto primario.
Dopo due anni di lavoro importante, la mia soddisfazione è stata di andare via e lasciare un clima positivo tra i colleghi.

Da lì ho seguito l’apertura di Empoli Susini, che nasceva contemporaneamente alla chiusura di Empoli Ridolfi.

Arrivò la mia esperienza a Poggibonsi in un periodo in cui la Cooperativa faceva sperimentazioni come l’introduzione del Salvatempo proprio in quel negozio e dove passavano molte persone, in formazione, in vista di nuove aperture come quelle di Prato Viareggio o Ponte a Greve.

In quel negozio si sono formati colleghi che nel tempo hanno assunto ruoli diversi in Cooperativa!

Un negozio complesso, in un centro commerciale, in un territorio da cui confluivano molti Soci e Cliente e che mi ha permesso di farmi un’esperienza a tutto tondo.

 

Ponte a Greve

Era un periodo in cui la Cooperativa si stava espandendo sul territorio Fiorentino e mi viene proposto il ruolo di Direttore per Ponte a Greve.
Le persone del quartiere lo chiamavano l’Ipermercato, un negozio molto innovativo, con grandi aspettative.
Si iniziò a lavorare in anticipo, a febbraio, con la selezione delle persone, per aprire ad ottobre 2003!

È stato formato un gruppo di lavoro complesso, una grande costruzione con una importante numerica di persone.
Siamo partiti da colleghi che uscivano dai negozi limitrofi inserendo persone nuove, arrivando alla costruzione di un gruppo che doveva interagire in un contesto lavorativo completamente diverso.

Io assieme al gruppo dirigente abbiamo incontrato tantissime persone non in colloqui d’ufficio ma andavamo a “trovarle” anche nei vari negozi dove veniva fatta formazione sul campo in attesa dell’apertura.

Posso dire si è costruito un metodo di lavoro.
Ci sono due aspetti che vorrei sottolineare, di Ponte a Greve:
Il giorno dell’incendio, ero in sede a Scandicci quando arrivò la telefonata. Ci affacciammo alla finestra e vedemmo il fumo!
Siamo partiti verso il negozio.

È stato per me un colpo fortissimo, era come se stesse bruciando la mia casa.

La sera, dopo essere stato li tutto il giorno, ho provato a tornare a casa ma non riuscivo a stare li e sono dovuto ripartire. Non ricordo neppure a che ora ho fatto ritorno nella notte.
L’altra cosa è successa quando, assieme ai colleghi, è stato possibile rientrare in quello che era l’ambiente in cui, prima c’era il negozio.

Desolazione e tanta tristezza!

Proprio quel giorno è successa una cosa molto particolare.
Il Direttore del momento, Simone Bini, mi portò un vecchio mio Badge, che era scivolato, chissà sotto un mobile o un armadietto, e una volta rimossi dopo l’incendio, era riemerso, intatto.

Per me una forte emozione.

 

Come vuoi chiudere la nostra “chiaccherata”?

Alla fine, se mi chiedono quale sia il risultato di cui vado più orgoglioso, non parlo di numeri o traguardi economici. La cosa più bella che ho lasciato in Cooperativa è lo spirito di collaborazione: la consapevolezza che lavorare insieme, ascoltarsi e sostenersi a vicenda può trasformare un gruppo di professionisti in una vera squadra.

Sapere di aver dato una mano a tante persone a crescere, di averle viste acquisire sicurezza, competenze e ambizione, è la soddisfazione più grande. Perché mentre loro crescevano, cresceva anche Unicoop Firenze. E in quel percorso condiviso ho capito che il successo più autentico non è ciò che costruisci per te stesso, ma ciò che contribuisci a costruire negli altri.

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