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Lunedì 2 giugno chiusi per scelta, le nostre feste.

Condividiamo con tutti i dipendenti, oltre che con i Soci, un’intervista al Prof. Giovanni Tarli Barbieri, docente di Diritto costituzionale e pubblico, Università degli Studi di Firenze, sulle feste che la Cooperativa celebra e valorizza.

Giovanni Tarli Barbieri, docente di Diritto costituzionale e pubblico all’Università degli Studi di Firenze.

Tre sono le feste civili nazionali legate da un filo rosso che rappresenta l’anima più profonda della Repubblica italiana.
• Il 25 aprile, Festa della Liberazione.
• Il 1° maggio, Festa dei lavoratori.
• Il 2 giugno, Festa della Repubblica.
Meritano una riflessione accurata perché ci uniscono come popolo e come cittadini.
Con la “Festa della Repubblica” si celebra il giorno in cui gli italiani nel 1946, con un referendum a suffragio universale, scelsero la forma istituzionale dell’Italia del dopoguerra e, allo stesso tempo, si rende omaggio alla nostra Costituzione.
L’Assemblea costituente, eletta in quella stessa data, deliberò il testo fondamentale che regola la vita nel nostro Paese.
Dal 1° gennaio del 1948, stabilì che la Repubblica italiana fosse innanzitutto democratica, come si legge nell’Art. 1: “La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”.

Sergio Mattarella, Presidente della Repubblica Italiana

Dopo il Ventennio di dittatura, è tempo di democrazia: in questo senso la Costituzione italiana è certamente antifascista.
Ecco perché si festeggia il 25 aprile, data simbolica della liberazione del Paese, non solo dalle truppe tedesche e naziste, ma anche da un governo che per tanti anni aveva limitato le libertà fondamentali.
La democrazia, ricordata nella nostra Costituzione, mette finalmente al centro la persona, titolare di diritti e doveri, ne garantisce l’uguaglianza – lo ricorda l’articolo 3 – e si adopera a rimuovere “gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”.

Se i costituenti furono inequivocabili sulla forma istituzionale del nuovo Stato, è evidente che lo furono anche rispetto al tema del lavoro, su cui trovarono un incontro unanime sia le forze politiche di sinistra che quelle cattoliche.
Le parole lavoro e lavoratori, oltre che agli articoli 1 (la Repubblica democratica è infatti “fondata sul lavoro”) e 3, ritornano poi negli articoli dal 35 e seguenti.
Come ricordato recentemente dal Presidente Mattarella: “La Costituzione italiana delinea con chiarezza un modello di società in cui il lavoro è al tempo stesso fondamento della Repubblica, strumento di realizzazione personale e leva, appunto, di giustizia sociale”.
I diritti e i doveri dei lavoratori hanno quindi un ruolo cruciale nella Costituzione e la festa del 1° maggio è lì a ricordarcelo.
Il tempo che passa, (quest’anno sono trascorsi 80 anni dalla fine della Seconda Guerra Mondiale), affievolisce il ricordo delle sofferenze, facendo sparire le voci di chi partecipò alla stesura del testo costituzionale, ma le parole scritte sono lì, memoria per il futuro.

A questi articoli citati dal Prof. Barbieri vorremmo aggiungere l’Art. 45 che ci riguarda molto da vicino: “La Repubblica riconosce la funzione sociale della cooperazione a carattere di mutualità e senza fini di speculazione privata. La legge ne promuove e favorisce l’incremento con
i mezzi più idonei e ne assicura, con gli opportuni controlli, il carattere e le finalità”.
Celebrare queste festività, chiudendo al pubblico e interrompendo le attività lavorative per la Cooperativa, insieme alle sue lavoratrici e ai suoi lavoratori, è un modo per ribadire il significato profondo della Costituzione repubblicana, nostra salda “casa comune”.

Articolo tratto dall’Informatore, giugno 2025

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