Dalla lotta alla mafia al ruolo delle Cooperative: un estratto dell’intervento di Don Luigi Ciotti al gruppo dirigente della Cooperativa
Nel 2017, con voto unanime alla Camera dei Deputati, è stata approvata la proposta di legge che istituisce e riconosce il 21 marzo quale “Giornata della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime delle mafie”.
Nel mese di marzo Unicoop Firenze promuoverà una serie di iniziative commerciali e sociali sul tema della legalità.
Un tema che la nostra Cooperativa sostiene tutto l’anno con la scelta di mettere a scaffale un determinato tipo di prodotti: solo nel 2019 sono stati infatti registrati oltre 27 milioni di atti d’acquisto per 193 articoli, fra Equosolidale, Libera Terra, Solidal, Origine, Centopassi e La Valle del Marro.
Nello scorso mese di febbraio per parlare di questi temi al gruppo dirigente della Cooperativa è stato chiamato Don Luigi Ciotti.
La lotta alla mafia…
“Oggi le mafie sono tornate più forti di prima, anche se sottotraccia. Non c’è regione d’Italia che possa considerarsi esente. Le mafie si sono fatte imprenditrici, si sono rese flessibili ed elastiche, hanno costruito una rete tra loro, vivendo in una zona grigia tra il legale e l’illegale. Eppure se andate a Palermo, trovate una città profondamente cambiata, loro sono vivi ma non governano più. Il cambiamento è stato possibile grazie alle tante iniziative sociali che hanno creato fermento” ha esordito il sacerdote.
Una lotta che si combatte con un fine che deve essere quello della giustizia sociale:
“L’etica deve essere la base dei nostri progetti, delle nostre scelte e dei nostri investimenti, partendo in primo luogo dai nostri comportamenti. Bisogna invece evitare questo idolo della legalità che si è costruito nel nostro paese, perché negli anni in cui abbiamo tanto parlato di legalità, sono cresciute l’illegalità e la corruzione nel nostro paese. È da 165 anni che parliamo di mafia. La legalità non può essere l’obiettivo, ma lo strumento, per raggiungere il nostro vero obiettivo che si chiama giustizia sociale”.
…e alla povertà
La cooperazione di consumo è nata per migliorare le condizioni delle persone più in difficoltà. Un’organizzazione come la nostra dimostra quotidianamente di poter essere un valido strumento per arrivare a quel fine chiamato giustizia sociale che identifica Don Ciotti. È necessario continuare a credere in quello con facciamo con ottimismo perché il nostro operato contribuirà a creare migliori condizioni per tutti noi, ma anche per chi verrà dopo di noi.
Un obiettivo che si realizza anche con la lotta alla povertà che si declina in più forme, secondo Don Ciotti:
“Le tre grandi situazioni di povertà del paese oggi sono i poveri, i migranti e giovani. Quest’ultimi sono impoveriti perché hanno studiato e acquisito competenze ma non trovano lavoro, non trovano quello che ti dà la dignità e la libertà. Ecco allora che promuovere le cooperative vuol dire non solo promuovere lavoro, ma anche quei prodotti che sono un segno di liberazione per tutti” .
Parlando di giovani ha sottolineato come la crisi ambientale che stiamo attraversando è collegata a una più generale crisi sociale definita quindi un’unica grande crisi socio-ambientale, affermando che ognuno di noi deve fare la propria parte, assumendosi le proprie responsabilità per il bene della società, dei territori e della gente.
Alcuni estratti dell’intervento di Don Ciotti
Libera e il nostro ruolo chiave
Dopo le stragi di Capaci e via d’Amelio dell’estate del 1992, il sacerdote fondò il coordinamento di “Libera. Associazioni, nomi e numeri contro le mafie”, oggi punto di riferimento per oltre 1600 organizzazioni nazionali e internazionali. Obiettivo di Libera fin dalle origini fu quello di alimentare quel cambiamento etico, sociale e culturale necessario per spezzare alla radice i fenomeni mafiosi e ogni forma d’ingiustizia, illegalità e malaffare.
Quattro anni dopo Libera ha consegnato all’allora presidente della Camera un milione di firme raccolte per una legge che restituisse alla collettività quanto sottratto dalle organizzazioni criminali:
“Tra le cose positive c’è stato l’incontro con le cooperative, all’interno delle quali quei fragili prodotti hanno trovato forza. Questo ci ha permesso di portare avanti un atto fondamentale di civiltà perché ha dato dignità a quei prodotti, facendoli entrare nelle case di tanti italiani e dimostrando che è possibile confiscare beni ai mafiosi, che da beni esclusivamente in mano a loro possono diventare beni condivisi. Grazie alle cooperative che si sono messe in gioco soprattutto per aver fatto conoscere certe tematiche”.
Don Ciotti ha poi continuato il discorso prendendo come riferimento il pensiero di Giovanni Falcone, ovvero ribadendo come fatto per tutto l’incontro che la lotta alla mafia è una lotta di legalità, ma anche di civiltà:
“Abbiamo parlato tanto di legalità e ci siamo dimenticati che la lotta alla mafia ha bisogno di civiltà. La mafia si combatte con le politiche sociali, con il lavoro, con la scuola e con la cultura. Devo dire che gli scaffali con i prodotti e progetti che avete sostenuto, sono stati una pagina di cultura, perché certi messaggi graffiano le nostre coscienze e pongono interrogativi che sono più sani delle certezze. Dobbiamo continuare a sognare, a impegnarci, a lasciarci raggiungere dai dubbi ma anche dallo stupore delle cose belle, importanti e positive”.
Una giornata speciale
Il 21 marzo, primo giorno di primavera, si celebra la “Giornata della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie”:
“Abbiamo lottato insieme affinché il 21 marzo diventasse la giornata nazionale dell’impegno e della memoria perché il miglior modo di fare memoria è impegnarci tutti di più. Però non una memoria ingabbiata nel passato, ma una memoria viva e proiettata verso il futuro che deve tradursi tutti i giorni in responsabilità e impegno. Abbiamo il dovere di far emergere il positivo che c’è con stima e riconoscenza a quanti hanno sacrificato la vita per tutto questo” ha concluso Don Ciotti.
MyUnicoop Newsletter