Lo scorso marzo, nell’ambito del programma Cibus Lab, l’Istituto specializzato in ricerche di mercato Piepoli, ha svolto un sondaggio su un campione di consumatori rappresentativo della popolazione italiana maggiorenne, con due importanti obiettivi: da un lato indagare su come stanno mutando e come potranno evolversi le dinamiche delle categorie del dairy, dall’altro verificare qual è la relazione tra consumatore e punto vendita della GDO.
Il primo dato emerso dall’indagine è che latte e derivati sono prodotti molto presenti nella dieta degli italiani. La percentuale di intervistati che ha dichiarato di consumare questi generi alimentari è difatti decisamente alta, ed è pari al 98% del campione. All’opposto, esiste un 2% della popolazione maggiorenne che non beve mai il latte e non mangia latticini, principalmente a causa di allergie o intolleranze alimentari.
I prodotti lattiero-caseari più amati sono i formaggi (sia freschi che stagionati), consumati dal 92% dei rispondenti e apprezzati da nord a sud senza significative differenze a livello di area geografica. Latte e yogurt rientrano invece nelle abitudini alimentari di circa 8 italiani su 10 (anche in questo caso non sono emerse differenze di rilievo tra le macro-regioni italiane).
Riguardo l’andamento dei consumi di latte e derivati negli ultimi 12 mesi, i dati del sondaggio segnalano una crescita: se consideriamo il saldo tra quanti hanno affermato di aver aumentato il consumo (17%) e quanti lo hanno ridotto (13%) otteniamo un valore pari a +4%. Il restante 70% del campione non ha invece modificato le proprie abitudini alimentari nel corso dell’ultimo anno.
Soffermandoci su quanti hanno diminuito il proprio consumo di prodotti lattiero-caseari, le motivazioni che hanno portato a ridurre o eliminare dalla propria dieta questi alimenti riguardano principalmente la salute personale (diete che non prevedono latticini, allergie/intolleranze alimentari, necessità di evitare alimenti con un alto contenuto di grassi e così via).
Dando uno sguardo al futuro, relativamente ai trend di consumo, potrebbe ulteriormente aumentare la richiesta di prodotti 100% italiani (saldo tra quanti pensano che aumenteranno il consumo di prodotti con questa caratteristica e quanti pensano che lo ridurranno pari a +32%), biologici (saldo pari a +31%) e provenienti da aziende locali (saldo pari a +30%).
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