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Dal seme alla tavola: dai campi coltivati senza glifosate, la farina per il pane prodotto nelle nostre fornerie

Tutti i dettagli della nuova iniziativa della Cooperativa

Il glifosate è l’erbicida più diffuso al mondo, per via della sua efficacia e della minore tossicità rispetto agli analoghi prodotti che erano disponibili quando è stato messo in commercio. In Europa ne è permesso l’utilizzo solo per il controllo delle erbe infestanti del grano, esclusivamente prima della semina, al fine di “ripulire” il campo dalle “malerbe”.

Il dibattito sulla nocività del prodotto è ancora in corso, anche se sono previste misure di cautela, come il divieto di utilizzarlo in aree densamente popolate o la necessità di riesaminare i livelli massimi di residui di questa sostanza che per legge possono essere presenti dentro e sopra gli alimenti.

Dal mese di ottobre le farine che utilizziamo per produrre pane, schiacciate, pizze nelle nostre fornerie interne provengono da campi coltivati senza glifosate. Ne parliamo con Alberto Giusti, Business Manager Forneria e Pasticceria di Unicoop Firenze.

 

Qual è il motivo di fondo che ci ha spinto ad attuare questo progetto?

Unicoop Firenze ha scelto di non usare il glifosate nella coltivazione del grano con cui viene preparato il pane nei punti vendita, in primo luogo per limitare l’uso e la diffusione di agrofarmaci nei terreni e nelle acque di pertinenza. In secondo luogo perché, in attesa di responsi ufficiali da parte delle autorità sanitarie su eventuali effetti per la salute, si è preferito applicare un principio di precauzione, come fatto in passato, eliminando questo prodotto chimico dall’intero ciclo colturale del grano.

 

Cosa rappresenta per noi questo traguardo?

 Il pane prodotto da farine ottenute senza uso di glifosate è il punto di arrivo di un percorso che ci vede impegnati da diversi mesi per eliminare gli elementi chimici dai campi toscani. Siamo doppiamente soddisfatti: da un lato per il prodotto, più attento all’ambiente, che arriva sulle tavole dei nostri Soci e clienti, dall’altro perché la Cooperativa si conferma un soggetto trainante dell’innovazione ecosostenibile. 

 

I punti vendita con la produzione interna

 

Come avviene la certificazione?

 Abbiamo proposto agli agricoltori di aderire a un insieme di regole autoimposte, che vengono attestate attraverso il controllo di un ente esterno e indipendente, la Ccpb, che ha predisposto un disciplinare dedicato e controlli specifici.

I controlli, a seconda della fase, coinvolgono il terreno dove il grano viene coltivato, le parti vegetali, la granella raccolta e la stessa farina, sempre alla ricerca di eventuali tracce di glifosate.

In questo modo Unicoop Firenze può garantire di usare “farina certificata ottenuta da grano senza l’utilizzo di glifosate” a tutela di tutti. 

Il bollino con cui comunicheremo l’iniziativa

Il lavoro sulle nostre filiere parte da molto lontano…

È proprio così: nel 2005 abbiamo iniziato a usare farina di filiera toscana per la produzione del pane comune, quello toscano senza sale per intenderci, che si produce con farina di tipo 0. Nel 2019, i nostri punti vendita con panificazione interna hanno iniziato ad utilizzare esclusivamente farine provenienti da grano toscano. Ora questa nuova tappa, che tra l’altro coinvolgerà anche alcune tipologie di pane prodotte da Cerealia, porterà nelle nostre tavole un prodotto di qualità sempre maggiore.

 

Con chi collaboriamo per questo progetto? Ci puoi dare qualche numero?

È un progetto che vede coinvolte alcune grandi realtà agricole della regione: ProCeVa e Terre dell’Etruria, per un totale di 65 aziende che operano su 1500 ettari, 4 molini e 3000 tonnellate di grano tenero e grano duro prodotte in un anno e, soprattutto, 4,6 tonnellate di glifosate non immesso nell’ambiente ogni anno.

 

 

Cosa riconosciamo ai nostri produttori?

Anche il mercato del grano continua ad essere aggredito da speculazioni finanziarie e a subire le variazioni di prezzi che stanno colpendo molte altre materie prime, gettando nell’incertezza il settoreIl rischio è che gli agricoltori investano sempre meno nelle coltivazioni per paura di non riuscire a coprire le spese effettuate.

Nel nostro concetto di filiera c’è alla base un rapporto di premialità verso gli agricoltori. Gli accordi, infatti, vengono stipulati prima della semina e all’agricoltore viene riconosciuto un valore certo, così da sapere in anticipo quanto grano venderà e a quale prezzo.

Se gli agricoltori infatti non trovassero una giusta remunerazione che permetta loro di coprire i costi, quei campi, che caratterizzano i nostri paesaggi toscani, resterebbero abbandonati con ricadute dal punto di vista economico, ambientale e turistico.

 

Scarica la brochure sulle filiere ed eccellenze del territorio

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