Da fine febbraio la capillare diffusione del Coronavirus nel nostro paese, non ha portato solo turbamenti, paure ed estreme conseguenze per la nostra salute ma, a causa delle nuove direttive comportamentali, gli stili di vita, le abitudini e soprattutto le scelte di consumo di noi italiani hanno subìto un’estrema inversione di tendenza.
Come? Partiamo dalla spesa.
Se in una prima fase il panico crescente aveva portato alla cosiddetta “corsa alle scorte”, un fenomeno di approvvigionamento esagerato da parte dei consumatori che, come se stesse per avviarsi una guerra, si sono spinti oltre creandosi in casa delle vere e proprie riserve da bunker, fatte per lo più di alimenti salutari, a lunga conservazione e soprattutto pronti all’uso come pasta (+53% nelle prime tre settimane), conserve di pomodoro (+17%), olio d’oliva (+22%) e ovviamente cibi in scatola (carne +47%, legumi+14%), con il consolidarsi dello stato di quarantena le persone si sono in un certo qual modo “rassegnate”.
Così hanno iniziato ad attivare quello che in psicologia si definisce meccanismo della resilienza, adattando le loro abitudini alle nuove circostanze imposte.
Ed ecco che all’improvviso gli italiani si sono riscoperti maestri fornai, pasticceri e pizzaioli.
La reclusione forzata, unita alla consapevolezza che sarebbe durata a lungo, ha portato tra la terza e la quarta settimana di pandemia, ad ulteriori ed evidenti cambiamenti nel carrello della spesa dei consumatori: boom per farine (+90%), lieviti (+ 122% per il lievito di birra) e mozzarelle (+25%).
Di contro, dopo le prime due settimane, i beni “rifugio” hanno cominciato ad esaurire la loro forza d’urto:
-6% per la pasta e -11% per l’olio da olive.
Una costante nelle spese? Il “kit anti-Coronavirus”.
In aumento costante gli acquisti di gel disinfettante (+ 561% solo nelle prime due settimane), salviettine disinfettanti (+377 nelle prime due settimane e +453% nelle ultime due), disinfettanti per superfici (+210% nelle prime 3 settimane), guanti monouso (+162% nelle prime 3 settimane), alcool etilico (+134% nelle prime 3 settimane) e termometri (+286% nelle prime 3 settimane).
L’isolamento forzato ha cambiato e sta cambiando inevitabilmente il modo in cui gli italiani si approcciano all’atto del consumo in tutte le sue sfaccettature, dalle tempistiche, passando per la scelta di un brand piuttosto che un altro, fino ad arrivare all’acquisto di uno specifico prodotto.
Quali saranno, dunque, le nuove abitudini dei consumatori post-pandemici?
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