Da un’intervista del creativo Paolo Iabichino emergono elementi preziosi per la nostra realtà, che deve sempre di più, per far fronte al futuro, mettere insieme spazio fisico e virtuale, narrazione digitale e interazione fisica
Paolo Iabichino, punto di riferimento della comunicazione pubblicitaria italiana, in un’interessante intervista uscita qualche giorno fa sul Sole24Ore, parlando del mondo della comunicazione attuale, ha delineato alcuni aspetti molto interessanti, che ci riguardano da vicino e che gratificano il nostro modo di fare impresa.
A proposito delle grandi trasformazioni digitali che riguardano i brand odierni, ha rivendicato l’importanza dell’elemento umano e della produzione di contenuti propri, sottolineando che il digitale è un valore aggiunto che non potrà mai sostituire lo spazio fisico, ma bensì deve integrarlo.
Riguardo infatti questa folle corsa alla digitalizzazione da parte delle marche ha paventato uno dei suoi più grandi rischi: “Mi sembra manchi la voglia di relazionarsi in modo diretto con le persone che comprano quello che fai. Quando deleghi il messaggio di marca a una piattaforma o, peggio, all’influencer di turno, abdichi al ruolo di interazione diretta con le persone che ti scelgono.”
Nel corso dell’intervista ha rivendicato con forza invece il ruolo della relazione umana: “Stabilire un rapporto fiduciario con la persona. Quella persona mi sceglie, mi compra, perché sono credibile e rilevante nei contenuti che offro. E i contenuti che offro usano il prodotto come pretesto” e della sua integrazione con il digitale, “Ogni momento di contatto è un momento di relazione. Pensiamo che la relazione si costruisca solo e soltanto sulle piattaforme? Che sia solo digitale? È anche digitale, ma è uno spazio fisico, è un evento, è una scatola, è anche digitale, ma nel momento in cui è digitale all’interno di spazi che mi appartengono”.

Un altro passaggio interessante dell’intervista è quando evidenzia come il luogo d’acquisto deve anche essere un luogo di accoglienza, “capace di offrire nuove liturgie che non siano solo quelle legate all’acquisto di prodotto”. Aggiungendo che i programmi di fidelizzazione devono essere un abbonamento ai contenuti della marca, costruiti grazie ad una relazione di confronto con il consumatore, che non deve seguire per forza l’immediatezza dei social network.
Secondo Iabichino la tecnologia va utilizzata dalla marca in maniera creativa e va legata ai propri valori, sottolineando come oggigiorno molte realtà affidano i propri contenuti a magazine editoriali e piattaforme di contenuti digitali che recuperano i principi degli house-organ di una volta.
L’intervista finisce con il creativo che afferma che questa sua visione è un’opzione per tutti i brand e per tutte le persone che vi lavorano, perché “chiunque può cercare di raccontare il mondo che gli appartiene”.
Questi aspetti, trattati da Iabichino, sono elementi preziosi per la nostra realtà, che deve sempre di più mettere insieme spazio fisico e virtuale, narrazione digitale e interazione fisica.
Siamo infatti una realtà concreta, fatta di donne e uomini con caratteristiche uniche, dove il valore delle relazioni è fondamentale. Il nostro racconto e i nostro valori devono saper parlare su più registri in modo che il maggior numero possibile di persone si senta coinvolta e partecipe nella nostra attività.
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