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Caruso Pascoski: ricordando Francesco Nuti

Qualche anno fa lo storico negozio di Prato San Marco venne scelto da Francesco Nuti come scenario del suo celeberrimo film… scopriamo la storia e i nostri colleghi che ne furono “protagonisti”!

Tutti i racconti hanno in sé mistero, aneddoti e curiosità… in questo caso, protagonista della storia è una forte amicizia, un legame genuino tra i nostri colleghi che hanno vissuto insieme questa particolare avventura… e non solo.

Francesco Nuti e la Coop, possiamo ricordare il famoso regista e interprete così?
Tiziano Brachi: Certo. Il primo ricordo, in realtà, risale al 1974, quando venne a lavorare in Cooperativa, proprio nel negozio di Prato San Marco con direttore Golfredo Biancalani. L’apertura fu il 17 ottobre. Il punto di vendita, che ottenne subito successo tra Soci e clienti era posto su due piani, con al piano inferiore gli alimentari. Cercavamo persone addette all’insacchettamento della spesa. Nuti fu uno dei primi a occuparsene.

Tiziano, ma tu conoscevi già Francesco Nuti?
Tiziano: Francesco era mio amico di infanzia. In uno dei nostri consueti incontri al circolo, mi chiese se era possibile fare delle riprese per un suo film dentro al negozio di Prato San Marco, dove io ancora lavoravo come responsabile. Mi confrontai con il Direttore che confermò la disponibilità della Cooperativa, chiedendomi di presidiare il momento in cui venivano registrate le scene.

Stiamo parlando del film Caruso Pascoski, cos’è successo?
Marco Rastrelli: Era il 1987, avevamo poco meno di 20 anni. Formavamo un gruppettino di ragazzi tutti molto giovani e tra noi c’era una sana competizione. Ognuno aveva l’ambizione di fare qualcosa, ma non c’era un atteggiamento sbagliato e se non eri tu quello che primeggiava in una specifica occasione, si era comunque felici per il gruppo. Tiziano in quel momento rivestiva un ruolo, che ora non esiste più, di Capo settore, figura intermedia tra il Direttore e il Caporeparto.
Nonostante il ruolo ricoperto, stava dentro il gruppo con anima e corpo, mai con distacco e sempre pronto a rimboccarsi le maniche per primo.
Il film fu l’occasione per consolidare la squadra.
Eravamo molto uniti, lavoravamo con gli stessi e per gli stessi  ideali, racchiusi nello spirito della Cooperativa. Tiziano ci faceva frequentemente scherzi e non capivamo mai se scherzasse o facesse sul serio.

Un giorno arrivò e disse “Vi faccio fare un film…”. Ci chiamarono davvero! Eravamo vestiti tutti e tre con la divisa da macellaio. La nostra “interpretazione” consisteva nel far finta di aver paura e scappare nella scena in cui Nuti si trova nella corsia del supermercato, impugna la pistola ed è in procinto di usarla. È stato bello! Fu davvero una cosa interessante, perché dall’esterno non hai idea di come si costruisca un film fino a che non lo vivi. Ricordo che l’attrice americana Clarissa Burt sbagliò l’espressione e ripartimmo da capo e poi che una notte Francesco Nuti si arrabbiò tantissimo.

Quindi Tiziano vi ha fatto un regalo?
Gabriele Calabrese: Un aspetto importante, che mi piace ricordare, è la spontaneità del gruppo, le cene, le scommesse. In quegli anni eravamo tutti pronti a fare quel qualcosa in più, era ambizioso divenire anche terzo di sala. Per il film ci fu l’ennesima battuta di Tiziano che non prendemmo al momento troppo seriamente; io ricordo di essere stato alle casse quando la disse e, il giorno dopo, arrivò la troupe in negozio. Nessuno di noi era addetto al reparto Macelleria: io avevo 17 anni, ero appena entrato.

Il giorno lavoravamo, la sera sistemavamo tutto il negozio per stare tutta la notte a seguire le fasi delle riprese. Filmavano questa scena, ripetendola molte volte, per essere nella pellicola del film solo qualche secondo. Non ricordo la stanchezza, solo la felicità di poter partecipare a questa cosa inaspettata. Clarissa Burt, bella donna, Simona Izzo e Ricky Tognazzi: tutto bello! Per fare una minima comparsa ci hanno pagato, e questi soldi non sono andati in beneficenza ma…

Stefano, ci dici tu dove sono andati i compensi per le vostre comparse?
Stefano Pecchioli: Il ricordo indelebile che ho è quando la troupe scese le scale tra il nostro stupore generale. Dopo le registrazioni del lunedì, martedì e mercoledì, il giovedì fu giorno di paga.
Noi non abbiamo mai visto la cifra pattuita, perché i nostri soldi andarono tutti da “Pietrino”, alla Castellina, noto ristorante della Prato “bene”.
Eravamo solo io, Marco, Gabriele, Tiziano e il Direttore Paolo Martelli, escludendo una parte del gruppo che ancora adesso, dopo anni, ci rinfaccia di non aver partecipato a quella cena!

…Cosa mi è rimasto?

Il dispiacere per la morte di una celebrità che abbiamo avuto l’opportunità di conoscere, ma anche il groppo allo stomaco, la lacrima trattenuta a stento che ha pervaso
tutti noi nell’essere in fila per una foto, a distanza di quasi quarant’anni di un’amicizia intatta e che continua e continuerà per sempre.

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