lunedì , Gennaio 12 2026

Alle radici della frutta toscana

Una tradizione antica nel territorio aretino, in un ambiente dal microclima ideale.

Scopriamo la bontà delle mele, delle pere, delle pesche e delle prugne dei nostri territori.

Il territorio rappresenta, con la sua storia e la sua conformaz ione, il fattore primario quando si parla di agricoltura.

Alle sue origini la Val di Chiana era una zona paludosa. Fondamentale l’intervento, alla metà del XVIII secolo, dell’aretino Conte Vittorio Fossombroni, che portò all’attenzione gli elementi primari di questi territori evidenziando la grande fertilità del sottosuolo e l’importanza dell’opera di manutenzione dopo due secoli e mezzo di bonifica.
Queste radici hanno favorito la creazione di un terreno parti-colarmente adatto alla coltivazione e, in particolare, alla produzione frutticola che assieme ad un microclima specifico, caratterizzato da escursioni termiche, favoriscono il ritardo nella maturazione del frutto.

Nel dettaglio, i frutti riescono a mantenersi in pianta più a lungo, e rimanendo esposti alla luce del sole, producono una maggiore quantità di zucchero naturale.
“Queste sono le caratteristiche dei prodotti della nostra azienda” ci ha spiegato Francesco Illuminati, Presidente della Illuminati Frutta, consorzio formato da aziende presenti nel territorio toscano e quasi esclusivamente in Val di Chiana.

“Dalla fine degli anni ‘60 siamo attivi nel territorio con la produzione di mele, pere, pesche e prugne. Partendo dall’intuizione dei miei nonni abbiamo continuato a espandere queste colture fino ad arrivare a coprire una superficie produttiva di circa 450 ettari, in cui lavorano in pianta stabile 170 persone, che raddoppiamo nei momenti di maggior attività.
Iniziamo la raccolta nei primi giorni del mese di agosto, per arrivare a metà novembre, con le pesche, mele, pere e prugne e terminiamo con altre varietà di mele.


Nel periodo estivo le produzioni si concentrano sulle pesche che, effettuando più consegne giornaliere, cerchiamo di raccogliere quando sono pronte da mangiare e, quindi, molto più buone, correndo qualche rischio in più perché il frutto ha una durata minore e in caso di difetto lo presenta successivamente.
Le pesche che coltiviamo, e che vengono maggiormente consumate all’interno del territorio regionale, sono le nettarine e le gialle con il pelo, oltre a quelle bianche, il prodotto più antico che, anche in virtù del cambiamento climatico, è molto più difficile da produrre”.

Samantha Carli, Caporeparto Ortofrutta del Superstore di Poggibonsi


Angela Tuccillo, Addetta Ortofrutta del Superstore di Poggibonsi

 

 

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