Maggio 2020
Quarto mese dall’inizio del conflitto
Toscana
Una città qualunque
L’alba; qualche minuto prima
Il soldato e il generale uscirono dalle loro tende e si salutarono senza dirsi niente.
Eh si, perché le cose da dire, atlete ai blocchi di partenza con l’unico obbiettivo di solcare nel giusto ordine il traguardo della bocca, quelle, e solo quelle, quelle giuste si capisce, quelle parole che festeggiano la fine della corsa in una frase, quella mattina non si presentarono alla gara.
Non avendo argomenti da rendere voce, esercitarono la più difficile e sottovalutata delle arti oratorie: il silenzio.
La Vista invece no: per lei il lavoro era appena cominciato, come sempre, dopo la sveglia.
Come nella migliore delle copisterie dei fratelli Alinari, quella lavorava a pieno ritmo.
Nelle vasche chimiche delle sinapsi il capo stampa Dr Memoria imprimeva migliaia di poster A3 full hd al secondo, su carta cerebrale fotosensibile ma con il tempo diventata insensibile.
L’evento
Si trattava di una mostra fotografica, allestita per l’occasione nelle scatole craniche dei muti arruolati.
Il titolo della tre giorni espositiva fu:
“Il Signor C: immagini dal fronte”
Il marketing non si era sforzato molto, ma comunque un titolo sempre di un certo effetto.
Il Signor C.
Lo avevano chiamato Signor C, lui, il nemico.
Il nome era stato coniato dai giornalisti per comodità di cronaca. Per inciso: non è facile fare rime con Covid diciannove, provate voi a farne tante e passerete notti bianche con l’orologio che si muove.
Così lo chiamavamo quindi: Signor C, di classe, elegante, molto meglio dai.
I due cercavano con i binocoli le tracce che la guerra lascia dietro di sé al suo passaggio.
La città, che vedevano dal poggio sul quale le loro tende dormivano, tradiva ogni mattina le loro aspettative.
Nessuna traccia.
Dov’erano i buchi sui muri fatti dagli M-16?
Dov’erano le macerie ad ingombrare le strade?
Le macchine bruciate, le bandiere strappate, le porte sbarrate e le finestre inchiodate. Dov’erano?
“Sono queste le impronte del passaggio della battaglia.
Ci devono essere! Le abbiamo viste altre volte.
Sempre ci sono e sempre ci saranno durante una guerra” pensarono all’unisono i due.
Quelle ed i morti. Quelli, i morti, purtroppo c’erano.
Almeno 30000 tacche; così si diceva nello slang sentito alle truppe americane anni prima. The Notch, la tacca, il caduto.
Non è andato proprio tutto ok, caro Zio Sam: Okkey, da O K, abbreviazione di ZERO KILL, scritto sulle tende degli Yenkees per dire: Sì, oggi siamo tornati tutti, stanotte lasciateci dormire in pace, di tacche se ne riparla domani. Good night and luck luck.
In tanti erano scomparsi, quindi si, il nemico è passato. Punto. Leggero nell’aria, impalpabile, senza bandiere e con giochi senza frontiere: almeno una volta per qualcuno siamo stati tutti uguali. Impara fisco italiano!
Pensò il soldato: “Il signor C non ha usato bombe sporche all’uranio e mine antiuomo”
“Il signor C non ha usato napalm, atomiche e tribunali speciali” Illuminò il Generale
“Il signor C, in questo, è stato migliore di altri nemici che abbiamo combattuto” capirono insieme.
Occorre precisare che se i soldati pensano i generali illuminano, per indole propria: è scritto nel contratto. Che i soldati poi capiscano le cose nello stesso momento dei generali era concesso si, purché non lo dessero a vedere in maniera palese: sai lo shock del ministro della guerra?
“Se questi si mettono a pensare e capire prima dei generali col cavolo che ritornano il prossimo anno!?!”
Avrà pensato un giorno.
L’alba, qualche minuto dopo.
Il soldato J: cosi lo chiameremo da qui in avanti.
Semplicemente J o Amorevolmente J oppure Distrattamente J.
No! Distrattamente J no!
Poi si fa sparare subito e buonanotte al racconto.
Fate finire la storia poi faccia quel che vuole: son le gioie del libero arbitrio.
J, insomma, guardò il suo fucile.
Poi i compagni.
Poi i fucili dei loro compagni.
“Questa volta” disse al Beretta “non mi servirai, caro Mio”
L’arma non rispose ma ringraziò ugualmente.
“Grazie Soldato J. Sono molto stanca, ciao”.
Alt.
Prima che lo chiediate.
È buona creanza sapere che i generali non hanno un nome finché non vincono. Se vincono.
Diciamocelo.
I capitani, come i generali, rimangono vivi nella memoria se vincono: se e solo se. De Sisti, Lucchetta, Cannavaro, Panatta, Abbagnale (in coppia) ci si ricordan’ tutti, ma se vi dicessi Renato Portaluppi..beh ..buona Googglata..
Il soldato interrogò il Generale, per il momento ancora anonimo e forse per sempre.
“Abbiamo vinto molte battaglie assieme, Signore. Non è forse vero?”
“Lo è, Soldato J. Lo è” Confermò solenne il graduato.
“E.. non abbiamo forse sconfitto tutti i nemici che ci si sono messi davanti? Veriddio, non si fanno il segno della croce tutti i nemici che vedono i nostri stendardi sui campi di battaglia?”
“lo puoi ben dire, Soldato” Saltellò tronfio il fine stratega.
“E ora come uccidiamo un nemico che non si vede?” volle sapere.
“Che non respira?” Cercò di spiegarsi.
“Che non si ammala?” Con un nodo alla gola disse.
“Che non ha paura?” Ridendo per non crederci.
“Che non combatte per soldi?” Scettico.
“Che non conquista per una bandiera?” Invidioso.
“Che non si sa da dove venga?” Paura.
“Che non si sa che lingua parli e quale dio preghi se prega..”
Pianse. Il soldato J pianse.
Il generale rimase zitto. Nessun manuale di guerra lo aveva preparato a quella guerra in particolare. Sun Zu? Inutile.
Cesare? Fortunato; eh sì perché lui aveva i suoi Galli: rumorosi, per tradizione alticci e formaggiosi, sovrappeso, con le trecce bionde e i baffi lunghi lunghi. Insomma, facile sapere chi dividere e chi imperare. Non aveva risposte e certezze perché non aveva un bersaglio. Un cristo qualunque sul quale appoggiare il puntino rosso laser aspettando il segnale di luce verde dalla stanza dei bottoni: Fuoco! Tanti saluti Signor C.
E vissero tutti felici e contenti.
PARTE SECONDA
Un’ ora dopo l’alba
“..State distanti..”
“Che dici Soldato?”
Non poteva dire niente, era occupato a piangere.
“..State distanti..”
Ripeté la vocina portata da qualcosa impossibile dire cosa, forse il vento forse la loro immaginazione.
“Ho detto .. s-t-a-t-e—d-i-s-t-a-n-t-i !!!” disse loro un bambinetto piccino piccino sbucato da un cespuglio. I suoi amichetti ancora nascosti lo ammirarono: quel giorno sarebbe stato lui il più coraggioso.
Un eroe, l’hombre del partido. Ole’!
Parlare ai soldati: forti, enormi, con i cannoni appesi alle spalle ..Che coraggio signori !
Scusate: Che coraggio Bambini!
“State distanti. Siete troppo vicini: Vi attaccherete la febbre! La mia mamma me lo dice sempre” continuò il bambino
“Ce lo dicono a tutti! Ooooooooooogni giorno” si sentirono in dovere di aggiungere gli altri fanciulletti in coro.
“Che ti dice tua mamma?” Riuscì finalmente a dire J
“Tua mamma non sa un accidenti di niente!”
Il generale lo fulminò con gli occhi
“Soldato. Sull’attenti! Rispetta questo coraggioso bambino e tutta la sua squadra di avventurieri! Continua piccolo…che i consigli della mamma faranno bene anche a noi!”
Il piccolo guardò soddisfatto il soldato in posa di saluto, impalato davanti ai bambini ed al generale, ossequiando un po’ l’uno un po’ gli altri.
Il piccino avrebbe anche desiderato anche fargli una linguaccia ma era troppo per ..e niente. Non resistette. E gliela fece. Tiè.
Eletto “Capo per un giorno”, i suoi amici, che intanto si erano avvicinati tutti, lo osservavano a bocca aperta, come la folla ammira uno sciatore all’ultima porta durante la coppa del mondo supergigante al Kitzbuhel.
Spartaco, cosi chiameremo da ora in poi il bambino, continuò dicendo.
“le nostre mamme ci hanno detto come scacciare – perché i bambini non uccidono, scacciano e non giocano più con te..- il signor C. Quel puzzone fa sparire i nostri babbi, i nostri nonni, i maestri, gli spazzini, i direttori di banca, le monete delle offerte alla messa, i bidelli, il trippaio di via dei neri, il pizzicagnolo Gino e la Viperaia, quella vecchia matta che vive sopra Faustino”
Faustino, percorso da un brivido, confermò.
“E inoltre Gianni dice che suo nonno gli ha giurato una sera che il signor C…è per la juve!”
Gianni, percorso da un brivido, confermò.
Continuo arrossendo il piccolo Spartaco:
“Il segreto per mandare via il signor C è…non avere paura”
Il general, quello vero ma comunque senza nome, e il soldato J risero e ruggirono
“Noi non abbiamo paura di niente”
“Invece si” li azzittirono i bambini tutti in coro.
“Lui piangeva” disse il generale Spartaco “E tu vedendo il tuo amico piangere lo hai abbracciato per consolarlo. Dovete sapere che il signor C ci guarda quando abbiamo paura e stiamo vicini come le anguille nell’orcio del pescivendolo. A quel punto arriva vicino e ZAC! Punge uno di noi con qualcosa che non sappiamo e gli altri, vicini vicini, si ammalano tutti anche loro. Lui però può vederci solo quando abbiamo paura. Lo dicono tuuuuute le nostre mamme e qualche zia; tutte tranne la zia di Luca, che abbraccia sempre il fornaio Giacomo a tutte le ore, ma lei ride uguale…!”
Gli altri annuirono come i rabbini: tutti assieme, credendoci fermamente.
“Noi” aggiunse Spartaco “Abbiamo paura ogni tanto ma per far finta di no e fregare il Signor C ridiamo e stiamo distanti, cosi quel cattivo e brutto signor C non ci vede e non ci può pizzicare!”
Il generale e il soldato sorrisero.
Non avevano bisogno di pallottole, ma di distanza.
Lasciarono in terra dei regali, che, uno alla volta in fila, i bambini presero.
Tornarono a casa con il cioccolato nerissimo e buonissimissimissimissimo dei soldati (scadenza 2198) e un elmetto ciascuno, fatto togliere dal generale ad alcune matricole appena arrivate, poco igienico ma conta il pensiero.
Spartaco e il piccolo esercito fecero il loro ingresso trionfale nel quartiere dove vivevano, rientrati dalla loro scorribanda mattutina.
Dalle finestre li guardavano tutti – non la zia di Luca che era già di buonora alle prese con il fornaio, per la storia dei cornetti caldi – e i bambini salutarono tutti come se avessero appena liberato New York, solo senza crocerossine da baciare. Vedi foto.
Le dieci. Il Campo soldati
Il soldato J posò il fucile nella cassa della sua tenda e lo chiuse.
Tutti i soldati fecero lo stesso. La mattina dopo il generale, che avrebbe voluto chiamarsi Spartaco, li fece preparare a muoversi.
“Dove andremo Maestro?” chiesero i discepoli.
“Andremo a dire alla gente di non avere paura. Gli chiederemo di sorridere e stare distanti, con le buone o con le cattive. Il nostro nemico, il signor C, non può vederci se non abbiamo paura quindi.. STATE DISTANTI E RIDETE“.
I soldati lo guardarono confusi. Angelo, leva di una certa esperienza chiese a Beppe, il cuoco, se avesse di nuovo usato quell’erba sequestrata all’esercito Giamaicano per fare la ribollita. Beppe disse no. S’e l’era già fumata tutta lui.
“Cosa dobbiamo fare” chiese uno nemmeno troppo sveglio.
“Andrete per la città. Farete in modo che gli adulti facciano come i bambini che seguono i consigli della mamma. Fateli stare distanti. Ed il signor C verrà sconfitto!”.
In piccoli gruppi i soldati si mossero verso la città a spargere la notizia “Ridete e state lontani”. Qualcuno, non capendo, agitò palme dalla finestra, qualcuno andò di corsa a cercare l’esercito giamaicano, qualcuno salmodiò un profondissimo Amen, qualcuno urlò “Che la forza sia con te”, tutti tranne la zia di Luca che rideva da alcune ore ma di stare distante dal fornaio ancora non se ne ragionava.
Il soldato J guardò il generale che a questo punto non voleva più avere un nome e pregò
“E.. se non funziona?”
“Torneremo dai bambini e ci faremo confidare altri segreti” rispose.
Salutò il soldato e lo congedò ripensando ai bambini incontrati il giorno prima; andò a chiudere il suo fucile nell’armadio della camera presidenziale della dirigenza militare dove li riposa tuttora.
I bambini quella notte dormirono tutti con gli elmetti sul letto, guai a staccarglieli di mano! Con quello, sognavano i bambini, non avrebbero avuto più paura.
E vissero tutti felici e distanziati.
Questo racconto è dedicato a tutti i bambini perché, essendo la forma materiale dell’idea di libertà in questo mondo, più di tutti soffrono di stare chiusi dentro scatole di pietra dove non si sente il vento.
Questo racconto è dedicato: a Viola, a tutti i colleghi, alle pesciaole di San Casciano, al Magico, a Beppe della Cantinetta, resisti! A tutti i clienti di San Casciano. Al trippaio di via dei Neri e alla zia di Luca. Alle famiglie di tutti e soprattutto alle mamme di tutti.
MyUnicoop Newsletter