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Essere un’impresa cooperativa durante l’emergenza sanitaria. A cura del Presidente del Consiglio di Gestione, Michele Palatresi

Le linee di indirizzo e previsioni del Presidente del Consiglio di Gestione, Michele Palatresi

A più di un mese di distanza dall’inizio dell’emergenza sanitaria del covid-19 che ha messo in grave difficoltà il nostro paese, la diffusione dell’epidemia è ancora molto forte. E prevale su tutto.

In questa fase di emergenza globale insieme alla sanità, l’agroalimentare è il settore messo più a dura prova da una crisi che costringe milioni di persone a rimanere in casa. Il comparto agricolo sta attraversando una crisi senza precedenti, determinata dall’aumento dei costi e dal crollo dei consumi di alcuni beni alimentari, in particolare quelli freschi. Con i ristoranti chiusi e le famiglie costrette a fare la spesa una o due volte a settimana, i consumi si sono spostati inevitabilmente verso prodotti a lunga conservazione.

In questo contesto difficile, paradossalmente alcune grosse catene alimentari di discount italiani hanno lanciato aste al ribasso per aggiudicarsi beni alimentari al minor costo possibile, imponendo prezzi di vendita bassissimi ai fornitori già in affanno.

È impensabile prevedere, ora, quando il nostro sistema produttivo tornerà a pieno regime. L’economia del nostro paese è importante e il tessuto produttivo italiano deve essere protetto, perché, quando tutto questo sarà finito, alla malattia non succeda in maniera drammatica l’impoverimento economico del nostro paese. Contro ogni rischio di speculazione noi di Coop dobbiamo fare la nostra parte. Unicoop Firenze, leader nel mercato della distribuzione, insieme a tutte le altre Cooperative di consumo, ha deciso di esercitare un ruolo di controllo sulle oscillazioni dei prezzi, bloccando fino al 31 maggio i prezzi sia dei prodotti Coop, che di quelli delle altre marche, per generare stabilità in difesa del potere di acquisto delle famiglie e al tempo stesso offrire maggiori certezze ai tanti produttori del territorio.

Una delle immagini più emblematiche dell’emergenza sanitaria di queste settimane, che rimarrà per sempre tracciata nella storia del nostro Paese, è quella delle migliaia di persone che, ordinatamente, rispettando la distanza di sicurezza, aspettano il loro turno fuori dai supermercati per riempire i carrelli. Ancora oggi assistiamo a ingressi contingentati e file interminabili, scaffali che si svuotano e i nostri colleghi che, con guanti e mascherine, lavorano dando esempio di un grande senso di responsabilità. Tutti i nostri lavoratori vivono un periodo molto impegnativo, difficile e complesso, anche sul piano personale e familiare, portando avanti un lavoro in modo encomiabile e straordinario.

Unicoop Firenze ha avuto un ruolo attivo sui tavoli di confronto con le altre Cooperative del Sistema Coop, per convergere, nel modo più uniforme possibile, su decisioni che di volta in volta si sono rese necessarie, come sul tema delle chiusure domenicali, dove i nostri orientamenti sono stati da stimolo per tutti. Tant’è che Coop ha deciso la chiusura dei 1.100 punti vendita, a livello nazionale, tutte le domeniche fino a Pasqua, per rispondere alle esigenze del personale che lavora nei supermercati e limitare ulteriormente le uscite delle persone.

Abbiamo ritenuto opportuna una pausa nel momento più critico dell’emergenza, consapevoli che con il passare del tempo dovremo tutti, così come il paese, abituarci ad una progressiva “nuova normalità”.

Il contesto, compreso quello distributivo, nel quale ci troveremo ad operare nei prossimi anni, non avrà gli stessi equilibri e gli stessi connotati del periodo antecedente la crisi.

La crisi da coronavirus ha alterato di fatto le dinamiche competitive. L’emergenza Covid-19 ha sicuramente dato forte impulso ai fatturati della distribuzione, ma non ha sostenuto allo stesso modo le vendite in tutti i formati di negozio. I supermercati, per esempio, sono stati spesso utilizzati ad emblema dei negozi presi di mira dai consumatori italiani in questo periodo, ma in realtà, sono cresciuti, stando alle rilevazioni, nell’ultima settimana di marzo, del 4,3% e non oltre, per non parlare del formato ipermercato che ha fatto registrare un calo del -18,80%. Il negozio sotto casa a libero servizio, invece, è aumentato di un più sostenuto 33,3% ed i discount del 17,4%.

Questo vuol dire che dal punto di vista dei formati di vendita, in particolare è stata la vicinanza a premiare i negozi, portando ad una distorsione competitiva, privilegiando paradossalmente quei punti vendita con una minore produttività al metro quadrato.

Anche la nostra Cooperativa, proprio per la sua conformazione, sta facendo registrare importanti incrementi di vendite nelle strutture più piccole e di prossimità a discapito degli andamenti di quelle più grandi, per noi strutturalmente le più performanti, fortemente penalizzate dalle restrizioni alle quali il paese è soggetto.

Anche se le misure restrittive verranno progressivamente allentate, le persone rimarranno comunque fortemente “segnate”, per molteplici fattori, da questa esperienza, che inevitabilmente condizionerà i loro stili di vita e anche di consumo.

L’emergenza sanitaria, si sta, purtroppo, tramutando in emergenza economica e sociale, e questo inevitabilmente toccherà anche noi. Per affrontare le fasi successive alla crisi sarà, quindi, indispensabile il contributo di tutte le persone che lavorano in Cooperativa, mettendo in mostra quel grande spirito di squadra, quella diponibilità al cambiamento e quella capacità di adattamento, dimostrati in questo momento di grande difficoltà, in modo da riuscire a costruire i presupposti per proiettare la nostra Cooperativa verso un futuro ancora più prosperoso.  

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