mercoledì , Aprile 15 2026

Contro la tratta: un nuovo impegno della Fondazione Il Cuore si scioglie e Unicoop Firenze per le donne che hanno riconquistato la libertà

Al via un nuovo impegno di Unicoop Firenze e della Fondazione Il Cuore si scioglie per sostenere le donne vittime di tratta: questa la novità che partirà nei prossimi mesi quando prenderà il via la collaborazione con Satis, con il Sistema antitratta toscano interventi sociali, promosso dal Comune di Viareggio (LU) in sinergia con la Regione Toscana, e la partecipazione di un’ampia rete di soggetti, fra enti pubblici e del privato sociale. Il sistema opera per aiutare donne e uomini vittime di tratta e sfruttamento, con programmi di identificazione e prima assistenza, e poi di protezione e di integrazione sociale con inserimento socio lavorativo. Sul territorio opera con le unità mobili di strada o gli sportelli di ascolto, offre assistenza sanitaria, intercetta i segnali di tratta o sfruttamento e, quando necessario, attivia l’accoglienza protetta d’emergenza che nelle prime 24 ore mette in sicurezza le persone più a rischio.

Un aiuto per salvarsi

Nei prossimi mesi, l’attività di Satis sarà sostenuta anche da Unicoop Firenze e dalla Fondazione Il Cuore si scioglie: la cooperativa costruirà con Satis dei percorsi formativi per il reinserimento lavorativo delle vittime; la Fondazione metterà a disposizione dei kit con generi di prima necessità, con evidenziato il numero verde antitratta. Cuore operativo del sistema è il numero verde regionale antitratta 800600500, gratuito, con la garanzia di restare anonimi e attivo 24 ore su 24, collegato a quello nazionale 800290290: mette in contatto vittime, cittadini, forze dell’ordine, operatori sociali, Commissioni territoriali e Tribunale di Firenze per i colloqui di identificazione formale, e attiva i mediatori linguistico-culturali.

Da marzo 2024 a luglio 2025 sono state gestite oltre mille chiamate, in gran parte richieste di mediazione linguistica, indispensabile quando avvengono gli sbarchi dei migranti nei porti di Livorno e Marina di Carrara. In poco più di un anno sono arrivate 1810 persone, in prevalenza uomini, ma anche donne e minori. Qui, durante il controllo delle forze dell’ordine, gli operatori osservano, cercano di cogliere uno sguardo abbassato, la contraddizione nel racconto, un segnale di pericolo.

Le storie di Alice e Ayla

Alice – il nome è di fantasia ma la storia tragicamente vera – è arrivata in Italia dal Sud America quando aveva 18 anni. Oggi, a 40, ha una casa e un lavoro, ma per molti anni ha dovuto prostituirsi per vivere. Le sue parole raccontano un mondo in cui il confine tra scelta e costrizione è sottile, fatto di violenza, ricatto, paura. Il pericolo, prostituendosi in casa, è ancora più grande che in strada. Basta una dose di troppo, un uomo strafatto, e la stanza si trasforma in trappola. Per salvarsi la vita, un’amica aspetta in macchina sotto casa, con il telefono acceso, e i clienti violenti vengono segnalati in chat.

Ayla – anche questo un nome fittizio – è arrivata in Italia dal Pakistan per sposare l’uomo a cui il padre l’aveva ceduta. Quello stesso padre prima consegnarla a un destino di violenza, le dà un biglietto con il numero di telefono di un amico, da chiamare se fosse stata in difficoltà. Diventata schiava nella casa del marito, Ayla chiede aiuto all’amico del padre la mette in contatto con Satis. Oggi Ayla lavora come parrucchiera. Una vita normale, da donna libera.

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