lunedì , Gennaio 12 2026

Luciano “Massimo” Sgroi saluta la Cooperativa!

.. dalla Macelleria di Barberino.

Quando si ha la possibilità di incrociare delle persone come Massimo Sgroi ci rendiamo conto di quanto sia bello lavorare in Cooperativa.
Massimo è stato capace di trasmettere, con le sue parole, quello che lavorare in Unicoop Firenze ha significato e “significa” nel suo aspetto più sincero e coinvolgente.
Da tutto ciò ne è nata una emozionante conversazione.

Ci racconti la storia del tuo “doppio” nome?
Mia mamma mi aveva dato il nome Luciano, perché così si chiamava il nonno, e anche il nome Massimo, perché era quello che le piaceva.
Così fino al compimento dei miei 30 anni ho avuto due nomi: Massimo e Luciano.
Tutto è cambiato quando sono andato a richiedere un certificato di nascita in Comune.
Si può semplificare dicendo che la “colpa” è di una virgola che era stata inserita tra i miei due nomi.
Dovendo, per legge, eliminare il secondo da quel giorno “giuridicamente” sono diventato Luciano Sgroi, ma per tutti sono sempre “Massimo”.

“Massimo” com’è iniziata la tua avventura in Cooperativa?
Quando frequentavo le scuole medie, la professoressa d’inglese mi chiese: “Massimo cosa ti piacerebbe fare da grande?”
Io le risposi. “Mi piacerebbe fare in macellaio”.
Questo mio pensiero le piacque molto e, addirittura, consolidò il mio rapporto con lei.

Avevo scoperto questa “passione” perché in quegli anni dopo l’orario scolastico, mia mamma mi chiedeva di recarmi al macello degli animali per prendere un po’ di sangue che lei avrebbe utilizzato per cucinare i “sanguinacci”.
Io con la biciclettina andavo là e mi mettevo a guardare tutti i vecchi macellai al lavoro.
Erano i tempi in cui, con la mia famiglia, frequentavamo attivamente la Festa dell’Unità.
Mi è sempre piaciuto andare a servire con gli amici e tra le persone, che come noi erano attive durante l’iniziativa, c’era il mio compaesano Moreno Petrucci.
Lui lavorava alla Coop e quando intuii, dalla mia domanda, che mi sarebbe piaciuto moltissimo fare parte della Cooperativa, mi invitò, con grande piacere, ad approfondire la questione.
Da quel momento passò veramente un soffio di tempo e venni chiamato a Firenze, nella sede di Santa Reparata, a firmare il contratto.
Fu una cosa travolgente, bellissima!
Ma il ricordo che mi emoziona di più è quello della felicità ed entusiasmo dei miei genitori.

Inizi da giovanissimo la tua vita lavorativa nella Cooperativa, dove?

Entrai subito alla Coop in via Aldo Moro, alla vecchia “Coppettina”.
Fu una cosa così incredibile!
Sono stato anche fortunato perché ho avuto dei grandi maestri che avevano il mestiere nelle mani.
Ricordo i miei primi anni…
I conti si facevano a mano sulla busta della spesa, e ho sempre pensato a quanto sarebbe stata felice la mia professoressa di matematica, perché finalmente avevo imparato!
Era bellissimo lavorare al banco tradizionale; è stata una delle esperienze più belle della vita.
Ho trovato un ambiente in cui sono stato accolto in modo sincero.

Un lavoro che ti ha dato soddisfazione?
Il mio lavoro è stato importante.
Adesso sono arrivato a 43 anni di lavoro in Cooperativa, sempre nello stesso negozio e nello stesso reparto a Barberino di Mugello.


Ho un bel rapporto sia con i colleghi che con i Soci e clienti e ne sono orgoglioso.
Ho cercato sempre di lasciare tutti i problemi fuori dal negozio. Credo di aver ricevuto questa forza, che mi ha sostenuto anche in momenti più difficili, dai miei genitori.
Li ho persi quando ero molto giovane, ma in quel poco tempo che ho vissuto con loro,
mi hanno trasmesso il rispetto e l’onestà. Posso dire che ho avuto una gran fortuna ad aver avuto genitori così.
Il lavoro è ovviamente cambiato nel tempo.
Quando è stato rinnovato il negozio ho avuto l’occasione di andare in altri punti di vendita a imparare l’utilizzo della macchina per il confezionamento, perché sarebbe stato introdotto questo nuovo modo di gestire la merce.
Mi sono aggiornato perché è fondamentale adeguarsi ai cambiamenti.
Il banco al taglio ti permetteva un rapporto diverso con il cliente, ma anche adesso che lavoriamo senza la cortesia e l’attenzione verso le richieste dei Soci non è venuta mai a mancare.
Cerco sempre di essere al servizio di coloro che frequentano il negozio, perché è importante il supporto alla mia azienda e anche trovare soddisfazione a livello personale tramite il lavoro.
I clienti mi hanno sempre considerato una persona affidabile e professionale.

La Cooperativa per te:
Un’esperienza positiva.
Ho avuto la fortuna di fare quello che mi piaceva e questa è una bella sensazione.
Ci sono poche persone che fanno il lavoro che gli piace e io sono contento di essere cresciuto nella Coop e la Coop è cresciuta a sua volta diventando quella che è adesso, una grande Cooperativa.

 

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