“La gente di Coop? Sempre con me” Con le loro storie e il loro affetto.
Io nel presepe quest’anno ci metto quelli della Coop. Me ne uscirei così, ad alta voce tra sguardi attoniti, me ne uscirei così anche nel bel mezzo di un autobus affollato.
Sì, Io nel presepe quest’anno ci metto quelli della Coop. Ci metto la Marisa, piena di spille sul camice, ombretti anni ’80 e mille rimedi. Quella lì in cassa c’aveva un arsenale. Ti serviva qualcosa? La Marisa ce l’aveva. Andava via un bottone? Si inceppava il cassetto? Mancava un prezzo? La Marisa aveva una soluzione a tutto. E quando Giulia, appena assunta, nei primi tempi si avvicinava a quel gigante di donna e osava dirle grazie, Marisa se ne usciva con “Nulla topino, ci si dà da fare. Non sono mica venuta al mondo perché mancava una”.
Ci metto Pietro, che sta nelle Risorse Umane, ma dovrebbe essere a Zelig e ruberebbe il lavoro pure a quelli bravi, perché riesce a farti ridere anche in quei lunedì mattina in cui non c’è nulla da ridere.
Ci metto Claudio, che a volte mi ritrovo al telefono e tra un “Che dici Nanni, si fa questa follia?” e un “Via, facciamola”, siamo già nei guai prima di principiarla.
Ci metto gli sguardi, le mani tese, gli abbracci stretti che ci siamo dati in quei giorni alla Leopolda per i 50 anni di vita insieme. Io e Unicoop Firenze alla fine ci s’ha quasi la stessa età – ho detto QUASI – e poi abbiamo la stessa “fittonata”: la gente.
E di gente la Coop, dentro e fuori, ne ha da dare e da serbare e allora mi viene solo da dire “Io nel presepe quest’anno ci metto quelli della Coop”, ma voi per favore, sì dico a voi, raccontatemi ancora un’altra delle vostre storie.
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