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Dietro al banco, ma insieme alle persone. Buona pensione, Milva!

Il volto è lo specchio dell’anima e quando è illuminato dal sorriso diventa splendente. Così abbiamo conosciuto Milva, la nostra collega che ha lavorato 36 anni nel negozio di Figline Valdarno.

 

Milva, cosa racconteresti a noi colleghi della tua vita in Cooperativa?

Posso raccontare il mio primo giorno in Unicoop Firenze, nel 1987, che ricordo benissimo perché la data corrisponde a quella del mio compleanno: 2 luglio.

Sono entrata nel negozio di San Giovanni Valdarno e, dopo 5 anni, mi sono spostata nel vecchio negozio di Figline.

 

Lavoravi in forneria, sei sempre stata in quel reparto?

Sono stata in forneria negli ultimi due anni, dove ho trovato un gruppo che mi ha subito accolto. Prima sono stata in gastronomia e rosticceria.

Il mio lavoro l’ho sempre fatto con passione. Prima di entrare in Cooperativa ho lavorato a contatto con le persone, sia in negozio che vendendo frutta sui banchi del mercato.

Ero già abile nel lavoro con l’affettatrice e quando mi hanno proposto, riconoscendo la mia professionalità, il reparto gastronomia, ho accettato con piacere.

Questo è stato per me un elemento importante, perché stando quotidianamente con le persone, riesci a creare un rapporto di fiducia che ti permette di dimostrare ancora di più la tua professionalità nella vendita di prodotti anche “più complicati” da gestire.

Faccio un esempio: quando in reparto rimani con il prosciutto cotto alla fine, se hai un buon rapporto con il cliente riesci, in poche parole, a comunicargli che non stai “vendendo” un prodotto scadente, ma con la stessa qualità di quello nuovo che potresti iniziare per lui.

 

Una vita dietro a un banco che potremmo descrivere con tante sfaccettature…

Quando ho iniziato, il banco dei formaggi era strutturato diversamente da ora.

Le forme venivano tagliate su richiesta del cliente e nella mezza giornata, in cui il negozio chiudeva, si rifaceva il banco.

Quello era un momento che ricordo con piacere perché potevi ricrearlo, seguendo le regole di igiene e sicurezza, usando la tua creatività, cosa che mi è sempre stata permessa di esprimere.

Il lavoro in un reparto assistito è complesso ma, allo stesso tempo, carico di soddisfazione che ho provato anche ogni volta che ho potuto aiutare i nuovi colleghi.

Ci tenevo che tutto fosse sempre al suo posto e a essere presente durante l’inventario: lì si riusciva a capire perfettamente come avevamo lavorato.

 

Facendo un riassunto della tua esperienza lavorativa, cos’è stata per te la Cooperativa?

Un luogo fatto di persone, che possono sbagliare perché siamo fatti tutti di debolezze, ma in 36 anni ho instaurato buoni rapporti lavorativi, rimanendo sempre corretta.

La Cooperativa mi ha permesso di vivere, di formare una famiglia e di avere una casa in tranquillità.

Adesso posso dire di essere contenta di questa mia carriera.

 

Ti va di raccontarci un episodio?

Ricordo con piacere un’affermazione della mia collega che, quando gestivo il banco della rosticceria, diceva sempre: “le patate della Milva le vengono a prendere da Greve!”.

Un altro ricordo che ho risale a quando, per il periodo delle festività, in reparto si preparavano i cesti con i nostri prodotti; ancora non era “un’attività strutturata”, diciamo, e io lo facevo con tanto piacere,  perché il capo reparto mi permetteva di comporre le confezioni con creatività.

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