Una vita tra i profumi e i colori della frutta e della verdura
Ci sono persone che riescono attraverso un racconto a farti entrare nella loro vita.
Ascoltare le parole del nostro “ex” collega, ispettore del reparto ortofrutta, Antonio Divito è stato come sfogliare un libro pieno di parole, immagini ed emozioni.
Antonio, dove è iniziata la tua “avventura” in Cooperativa?
Dal negozio di Santa Croce sull’Arno, che 35 anni fa faceva parte di Unicoop Pontedera.
Ricordo in particolare i primi 15 giorni: mi occupavo del rifornimento nei generi vari. Il direttore era Marino Gori, il vicedirettore Antonio Lo Russo e il terzo di sala, Giovanni De Nitto.
Dopo circa un mese sono stato chiamato da Marino Gori che, confermando il posto di lavoro, mi ha chiesto di scegliere tra il reparto macelleria e l’ortofrutta.
Ho deciso per l’ortofrutta e lì sono sempre rimasto.
Adesso diresti che è stata la scelta giusta?
Forse solo all’inizio avevo dei dubbi. Ero a Santa Croce. È stata Patrizia Virgili a indirizzarmi e a darmi gli strumenti per lavorare in modo corretto. In quegli anni ancora gestivamo poco i prodotti sfusi sul banco.
Un giorno, Patrizia mi ha chiesto di procedere alla vendita diretta dei prodotti posizionati su un carretto in legno, per esaltarne la stagionalità.
Era il mese di maggio e i protagonisti erano i fagiolini, le zucchine e i carciofi. Ricordo ancora una delle domande: “Mi scusi, ma questi fagiolini hanno il filo?” Inizialmente… il panico, tanto da pensare di ritornare a fare il vecchio lavoro ma ho superato l’ostacolo.
Con pazienza ho acquisito le competenze e imparato a stare in mezzo alla gente: la cosa più bella che ho vissuto!
Quanti sono i negozi in cui hai lavorato?
Tanti! Per 12 anni mi sono fatto le ossa sul banco, prima da caporeparto e poi ho iniziato a dedicarmi alle varie aperture.
Passano nella mia mente mille immagini: San Miniato e il primo incarico da caporeparto, con direttore Giovanni Ghiara, che mi ha trasmesso i valori della Cooperativa, poi Pisa Cisanello, Montelupo Fiorentino, Ponte a Greve, Prato via Viareggio, Campi, e Lucca Puccini e le Piagge, dove ho conosciuto Stefano Trefoloni.
Hai dei ricordi particolari?
Ne ho molti, cercherò di ricordare quelli più significativi per la mia crescita personale. Ero a Empoli, in via della Repubblica. Mi sentivo “a casa”, perché avevo ricevuto un attestato di stima da parte del responsabile d’area. Sono stato chiamato da Francesco Boncompagni che mi ha chiesto di spostarmi all’Ipermercato di Lastra a Signa, dove il direttore era Francesco Guasti.
Dopo l’iniziale entusiasmo per il riconoscimento ricevuto, mi sono bloccato. Non avevo mai lavorato in un contesto in cui non si agiva solo sul banco. Si doveva gestire il quotidiano attraverso il computer, così, manifestando la mia preoccupazione, Boncompagni mi fece affiancare da un collega. Infatti Sabino Monticelli, dall’Ipermercato di Sesto Fiorentino, veniva una volta la settimana a mostrarmi le varie funzionalità informatiche affinché mi potessi allineare. In negozio si è subito visto il cambiamento, con la soddisfazione di Soci e clienti.
Dopo l’esperienza all’Ipermercato di Lastra a Signa sono stato contattato da Giovanni De Nitto per l’apertura di “Empolone”, ricordo tra i colleghi Annalisa Cittadini. Io credo di essere pignolo, ma Giovanni era capace di spaccare un capello in tre. Se ho fatto un salto di qualità lo devo anche a lui: mi ha trasmesso l’importanza della programmazione. Rivedo l’immagine di lui che, tenendomi sottobraccio, mi portava sul banco dicendomi che in quel campo ero “il numero uno”, ma dovevo fare il passo successivo: programmare un lavoro di squadra attraverso un planning delle attività suddivise per giorno e per fasce orarie.
Ricordo con affetto Massimo Mugnai, il mio dirimpettaio di ufficio. Con lui ho impostato il lavoro partendo da un vecchio file e da un bagaglio di esperienze fatte sul campo.
Altra persona che ricordo con piacere è Ilaria Fastelli, che mi ha supportato nella catalogazione di bolle e documenti. A Empoli sono entrato con una borsa di esperienze e uscito con due valigie.
Infine il negozio di Firenze Novoli, con direttore Luca Braccesi. Lui teneva molto all’esposizione e ad abbinare i prodotti sul banco col fine di dare già un consiglio di acquisto nel mostrarli. Luca mi ha trasmesso una grande cosa: il valore e l’importanza del parlare alle persone del reparto non solo in gruppo, ma singolarmente. Tutti siamo diversi e ognuno deve essere valorizzato nei suoi punti di forza, questo è importante sia per la persona che per l’organizzazione.
La tua maggior soddisfazione?
Dal primo giorno, il 20 maggio del 1987, al 30 settembre del 2022, sono stati i Soci e i clienti.
Il mio primo riscontro era il Socio che ogni mattina veniva a fare la spesa.
La Cooperativa ha una grande forza: i Soci che ci spingono a mantenere saldi i principi su cui si è fondata. Prima dell’esperienza in Cooperativa, avevo un approccio negativo al lavoro.
Qui ho trovato motivazione e determinazione; non ricordo un giorno in cui mi sono alzato e ho pensato alla fatica del rifornire il banco.
Figure da ricordare?
Turiddo Campaini. Ho sempre visto in lui la grande capacità di vedere più in là di tutti, oltre.
Come quando ci si trova a percorrere una strada sconosciuta e guidiamo in una direzione che crediamo essere quella corretta, ma poi ci accorgiamo che non lo è… lui sembrava sapere già quale fosse la via giusta.
La sua squadra l’ha seguito credendo in questa visione.
Patrizia Virgili. Competenza, passione e capacità. Seguiva uno schema logico in tutto ciò che faceva in funzione della vendita e per la soddisfazione del cliente: lo “acchiappava”.
Chi può fare questo lavoro?
Lavorare all’ortofrutta non è un mestiere come un altro: è fatto di passione, attenzione e sensorialità.
Non è soltanto prendere una cassetta con gli articoli e posizionarla su un banco, è l’accoglienza in negozio, il primo reparto che si incontra, come ci si presenta: sei invaso dagli odori del negozio, poi i colori.
Il prodotto per essere acquistato deve piacere e conquistare il cliente.
Se ti piace ti dà tante soddisfazioni e la passione fa sì che questa Cooperativa cresca.
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