Il compleanno del punto vendita di Vicchio.
Succede spesso di ricollegare una località a un personaggio che nel corso della storia è stato universalmente riconosciuto quale figura da ricordare. Questo lo si può sicuramente dire per Vicchio con le sue celebrità: Giotto e Beato Angelico.
Come i maestri furono abili nell’arte della pittura, disegnando volti e storie, così i colleghi hanno saputo ripercorrere le origi del loro negozio che vent’anni fa, da cooperativa locale, si è unito a Unicoop Firenze.
Hanno dimostrato grande entusiasmo nel ricordare la loro esperienza, che per qualcuno è partita già come dipendente della vecchia azienda per poi giungere a questa nuova organizzazione.
Abbiamo ascoltato nelle parole di Alessandro, Serena e Natascia, tante storie ed esperienze diverse, ma ognuno ha sottolineato come l’ingresso nella nuova realtà fosse stato davvero sentito.

Il primo Direttore “venuto da Firenze” aveva saputo dare regole condivise, gestione del lavoro e calore, che hanno permesso a tutti di conoscere la Cooperativa e i suoi principi non solo nel racconto, ma anche attraverso la realtà di ogni giornata di lavoro.
Il loro entusiasmo non si è affievolito durante gli anni anzi, grazie alla loro esperienza, sono stati in grado di trasmettere tutto questo a coloro che sono “arrivati” in negozio negli anni successivi.
“Il mio percorso nel negozio di Vicchio è iniziato quattro anni fa. Qui ho trovato colleghi assunti dalla cooperativa Giotto che prima gestiva la proprietà, passando durante la fusione a Unicoop Firenze e portando quell’attaccamento che li contraddistingueva poiché sentivano il negozio come proprio. E nel corso degli anni sono riusciti a trasmetterlo anche ai “nuovi” arrivati.

Quando sono arrivato ho cercato di portare il mio modo di vivere il mondo cooperativo, trasmettendo i valori, la gestione e la consapevolezza di farne parte ai colleghi” ha raccontato il Direttore Massimo Nocentini.
Ci sono stati anni complicati, come il periodo della pandemia, in cui abbiamo affrontato tante situazioni delicate. In questo contesto ho ricevuto sostegno e supporto dalla Cooperativa, ma voglio sottolineare come i miei collaboratori di negozio mi siano stati vicini, non sottraendosi mai al loro dovere e, anzi, mettendosi sempre a disposizione anche in circostanze difficili.
Saluto tutti e vi invito a venirci a trovare”.

Territorio e contesto
Vicchio vanta origini etrusche e il suo sviluppo inizia alla fine del 1200, quando il territorio del Mugello venne inglobato dalla Repubblica Fiorentina.
Nel 1308 il Podestà di Firenze, indicava ai comuni di Montesassi, di Vespignano e alle pievi limitrofe di costruire, nel luogo chiamato Vicchio, un nuovo luogo protetto da una cinta muraria.
Vicchio divenne sede di una podesteria con uno statuto scritto in volgare da Coluccio Salutati.
Venne istituita la “Fiera Calda”, che si svolgeva, come ora, l’ultimo mercoledì di agosto, rinomata per l’abbondanza di merci e di animali esposti.
La città è patria di due pittori che hanno fatto grande l’arte figurativa: Giotto e Beato Angelico.
Tra il 1559 e il 1571, a Vicchio soggiornò Benvenuto Cellini: nella sua casa oggi si trova, a ricordare la sua opera, una scuola di oreficeria.
Nel 1901 Giosuè Carducci fu il presidente del comitato che decise di erigere la statua di Giotto nella piazza centrale.
Tra i momenti più tragici della storia vicchiese: l’eccidio nazista di Padulivo, avvenuto tra il 10 e l’11 luglio 1944, quando le milizie tedesche, per rappresaglia contro l’assassinio di un loro commilitone, uccisero 15 persone e i cinque “martiri del Campo di Marte” a Firenze, che furono giustiziati il 22 marzo 1944, con l’accusa di renitenza alla leva della Banda Carità, imposta a tutti i ventunenni residenti nel territorio di Vicchio.
Il Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, nell’anno 2003, ha conferito al Comune di Vicchio la medaglia d’Argento al Merito Civile.
Nella piccola frazione di Barbiana don Lorenzo Milani visse e operò per l’elevazione culturale dei ceti meno abbienti, insegnando ai figli di contadini. Il suo lavoro quotidiano e la sua produzione letteraria stimolarono il dibattito pedagogico degli anni Sessanta.
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